‘Me cojoni’ e ‘Sticazzi’

Ieri mattina mio figlio mi ha raccontato, divertito, di aver sentito in TV usare a sproposito il ‘me cojoni’ in luogo dello ‘sticazzi’. Non si pensi che io gli consenta il turpiloquio. Queste due espressioni, al di là della volgare apparenza, rappresentano l’essenza stessa della romanità. E per un romano, seppure non autorizzato ad utilizzarle, la distinzione è chiara fin dalla più tenera età. Per semplificare, a favore degli extra-GRA, la prima esprime stupore e corrisponde ad ‘accidenti’, ‘caspita’, ‘mi prendi in giro?’ (in romano ‘mi coglioni?’ da cui appunto ‘me cojoni’). La seconda vuole invece rappresentare all’interlocutore, senza mezzi termini, un totale disinteresse per quanto detto. Il significato è preciso e non è certo il tono con cui si pronunciano a poterlo cambiare. Sempre mio figlio mi faceva però notare che ci sono situazioni in cui non saprebbe neanche lui se usare l’una o l’altra. Come l’altro giorno quando un suo amico gli aveva raccontato che il fratello piccolo aveva stracciato non so quale record a nuoto.

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