Il buongiorno del 23 ottobre

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Ieri mi arriva una telefonata in ufficio da un numero che non conosco. Rispondo ed è mio figlio Marco. Tornando da scuola si era accorto di essere senza chiavi di casa, il suo telefono si era scaricato e per l’ennesima volta aveva trovato un’anima pia, non identificata, che gliene aveva prestato uno per chiamarmi. Solo per circostanziare, lavoro ad una decina scarsa di km da casa. A seconda dell’orario, mi ci vogliono da 15 a 45 minuti. E quando esce da scuola ho almeno un altro paio d’ore di lavoro davanti. Ieri poi era il giorno del papà – che non è una festa ma il giorno della settimana che Marco passa con lui – ma se succede qualcosa, non c’è verso, lui chiama me. E devo risolvere da remoto la qualunque, interrompendo qualsiasi attività, in una situazione ad alto stress. Perché lui più l’ha combinata grossa, più aggiunge improbabili particolari preoccupanti per muovermi a compassione e scamparla. La situazione di ieri era la seguente: lui fuori di casa, senza possibilità di prendere il cambio per lo sport ed il resto delle cose per andare dal padre, e la signora, mandata da quest’ultimo a prenderlo, che provava a chiamarlo senza successo dato il suo cellulare fuori uso. Il padre ignaro e tranquillo e lui a stimolare la mia capacità di problem solving aggiungendo livelli di complessità sempre più sfidanti. ‘Tu non sai, sono anche rimasto chiuso mezz’ora in ascensore!’ che solo per far capire chi è, abitiamo ad un primo piano scarso. Che sai che non può essere vero ma, in quel momento, ti aumenta l’ansia. La sua grande fortuna, e la mia, è che abbiamo persone care che, come Lilia ieri, ci danno una mano ad uscire dalle assurde situazioni in cui si caccia. E di cui non riesce mai, almeno in un primo momento, ad assumersi la responsabilità. Che non risolverebbe ma mi eviterebbe di dover anche cogliere l’occasione per lunghe digressioni su quanto non ammettere le proprie colpe è da persone senza carattere e di bassissimo profilo. Come ieri che ha dato la colpa della sparizione delle chiavi dallo zaino alla nonna per poi chiamarla e avvertirla che lo aveva fatto perché ero troppo arrabbiata ed era la prima cosa che gli era venuta in mente per difendersi. E quello a cui non posso credere è che questo suo muoversi distratto e maldestro da un lato, ma presente e rapido dall’altro, esaltando, a dispetto del resto, il suo non perdersi d’animo ne faccia un personaggio simpatico. E renda me, di conseguenza la mamma pesante, della serie esageratacheavràfattomai. Che è sempre la solita storia. Ci sono quelli che tutti sono pronti a perdonare ‘perché sono così che ci vuoi fare, bisogna aver pazienza!’ (sorrisino) e quelli a cui non si perdona mai nulla e che, per andare bene, devono fare i salti mortali. Eredi, questi ultimi, del fratello sfigato del figliol prodigo. A me è toccato il figliol prodigo ma si deve rassegnare alla minestrina in brodo. Vitello grasso non gliene darò!:-)

Buongiorno ai figlioli, prodighi o meno, che ci rendono frizzante l’esistenza!

10 pensieri riguardo “Il buongiorno del 23 ottobre

    1. 🙂 un’altra cosa in comune, in fondo molto ironica e divertente… Non potevamo non incontrarci!
      È vero Marco è simpatico ma avercelo come figlio, se non sei uno degli illuminati genitori della parabola e se sei la madre:-), c’è da faticare… Buona giornata!😘

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  1. leggendo il tuo racconto ho rivisto per un attimo un altro Marco, cioè mio fratello più piccolo, che ne combinava sempre una, ma era talmente simpatico che mia madre gli perdonava sempre tutto, certo dopo una bella lavata di testa:)ma sarà mica il nome che identifica la personalità?ci rifletterò sù…una buona giornata per te mia carissima amica;)

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  2. Con i figli occorre una gran pazienza
    con il mio che oggi è ventenne ne ho passate di cotte e di crude..mi arrabbiavo tantissimo e lo riprendevo a gran voce…alla fine ero io che ero esagerata e lui tanto bellino….parole di mia madre che lo difendeva….uff una rabbia

    Oggi va decisamente meglio..è un uomo responsabile….era ora!!!

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