Il buongiorno del 13 marzo

Ieri sera torno a casa e trovo Marco dolorante. Una scheggia gli era entrata nel piede il pomeriggio a scuola e all’uscita il padre, io non potevo, era dovuto andare a prenderlo per portarlo a casa non riuscendo, a sua detta, a fare a piedi neanche i 200 metri che ci sono dalla scuola al portone di casa. Lo aveva preso e lasciato a riposo, non prima di essersi accertato della non gravità della questione. Ma, colpo di scena, solo dopo pochi minuti dal saluto a quest’ultimo, il dolore era cresciuto e diventato forte a tal punto da determinare una raffica di telefonate e messaggi a me diretti (non al padre che era uscito dall’ufficio e quindi più vicino per dargli soccorso) tali da indurmi, ad un certo punto, a lasciare tutto e a tornare per verificare se il piede fosse da amputare. Arrivo trafelata e non faccio in tempo ad aprire la porta che mi chiede di portarlo al Pronto Soccorso. Lo calmo e prendo tempo. Gli pulisco meglio la zona incriminata, verifico che non ci sia più traccia di corpi estranei, gli metto una pomata e gli do una tachipirina per il dolore, che sono certa sia determinato più dalla paura che da altro. E contratto con lui di aspettare una mezzoretta prima di decidere se andare da un medico. Dopo 10 minuti tutto sembra tornato nella normalità. Il piede gli fa ancora male ma si riesce ad alzare. Preparo la cena, mangiamo e poi dopo aver sistemato (io!), ci mettiamo a letto a vedere Italia’s got Talent insieme. Mi chiede di abbracciarlo perché ha freddo. Mi trovo ‘sto salamone, ormai alto quanto me, addosso che si gode il suo riparo. Che in me, che lo abbraccio, si sente sicuro e garantito. E guardandolo pacioso penso a quanto sia più facile da piccoli trovare pace e serenità. E a chissà cosa darei per provare di nuovo quella sensazione assoluta. È un attimo perché subito dopo mi viene invece in mente quanto sia altrettanto meraviglioso poterla donare quella sensazione. Alla magia che, nonostante tutte le incertezze, le cadute, le fatiche quotidiane non sempre ben portate, ci rende per i nostri figli, quando sono in difficoltà, il migliore dei rifugi. Anche se due secondi prima ti hanno detto che non capisci nulla e/o anche che non li capisci e/o sei la peggiore delle madri. A quell’abbraccio che ti fa sentire che quel bambino cresciuto, che a volte neanche riconosci e disconosci, ha bisogno di te. Anche se non sembra. Anzi di più, quando non sembra proprio. E che te lo devi ricordare anche quando vorresti metterlo in collegio o chiedere un risarcimento danni al Telefono Azzurro che, sindacalizzando ‘sti ragazzini dalla più tenera età , ha finito per minare alle basi il concetto stesso di autorità genitoriale. Che per lui, anche se ti contesta, tu sei e sarai sempre la sua casa. Lo so, in alcuni momenti non è affatto immediato ricordarcelo. Segnamocelo.

Buongiorno di abbracci da ricordare. 

Il disegno rappresenta il ‘salamone’ visto dal mitico Roberto. 

13 pensieri riguardo “Il buongiorno del 13 marzo

  1. Io me lo segno pure ma al momento questo rapporto … me lo sogno! 🙂
    Ho condiviso con te parola per parola ed alla fine il calore di Marco, il vostro calore è arrivato un pochino anche a me, inizio bene la giornata! Grazie.
    Un abbraccio forte unito ad un buongiorno speciale
    Affy

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