Caduche divinità 

Avete mai incontrato qualcuno che pensa di essere intoccabile? Di poter fare tutto ciò che vuole senza mai pagarne le conseguenze? Di calpestare cose e persone certo che non arriverà mai il giorno del giudizio?

Di esempi illustri, nel nostro Paese e oltre, ce ne sono stati e ce ne sono tutt’ora ma quello che vi chiedo, è semmai vi sia capitato di viverne qualcuno da vicino. Qualcuno capace di mettere sotto scacco qualsiasi mondo abbia la sventura di entrarvi in collisione. Qualcuno capace di vedere solo se stesso e il proprio orizzonte e di avere successo anche, paradossalmente, per questo. Qualcuno che menta sapendo di mentire e di annichilire al punto tale chi gli si trovi davanti da non lasciargli la lucidità e la prontezza di rispondere. La forza di contrapporsi. Di reagire. Da lasciargli addosso, al contrario, una sensazione di impotenza. Di non potere fare nulla come tutti gli altri.

Eppure la storia ci mette davanti agli occhi le fini terribili di tanti che pensavano di essere al di sopra di tutto. E allora? E allora come fanno a pensare di potersela cavare? E perché di fatto ce la fanno per tanto tempo? E perché anche chi gli sta intorno pensa di non avere alternative al subirli?

Da quanto ho osservato, ogni volta che mi è capitato di trovarmene uno davanti, il motivo è perché si muovono con una tecnica infallibile: umiliano e stremano l’interlocutore per ottenere ciò che vogliono e sanno come stroncare le reazioni al primo tentativo a seconda di chi hanno davanti. Distruggono l’avversario più debole mirando con cinismo ai suoi punti critici, che  individuano con micidiale talento. E recuperano gli ossi più duri utilizzando fascino e seduzione di cui sono assai dotati. E così anche i più forti cedono per appagata vanità ma anche, e soprattutto, perché a nessuno, anche ai più forti, va di intraprendere battaglie sanguinose se ravvede anche solo una flebile speranza di non doverne fare.

Ma c’è una via d’uscita? Certo che c’è, come sempre. Finché non arrivano gli dei, messi o meno sulla strada dagli umani, a punire la hybris (l’arroganza dei greci), c’è qualcosa di realmente efficace che si può fare: ridere.

Ridere fino alle lacrime. Perché a pensarci bene, non c’è nulla di più ridicolo di qualcuno che non abbia la consapevolezza della propria caducità umana e scimmiotti la divinità pensando di essere al di sopra di ogni cosa. E che addirittura si aspetti, in virtù di questa sua solitaria consapevolezza, che gli sia tutto dovuto.

Una risata allegra, rotonda, piena che deve esplodere guardando negli occhi l’essere delirante e pietrificare il suo ego. Renderlo innocuo fino all’uscita di scena. Che arriva sempre, sappiatelo, è una certezza. E’ sempre e solo una questione di tempo.

E quando giunge l’atteso momento, l’importante è non abbassare subito la guardia. Perché c’è sempre – la storia insegna anche qui – un manipolo di affetti dalla sindrome di Stoccolma che non escono mai definitivamente dal tunnel e che possono addirittura rivitalizzare la mostruosa creatura. Ed in tal senso anche sulla porta, possono arrivare ancora due o tre colpi da non sottovalutare, perché pregni dell’energia che precede la fine. Solo dopo l’ultimo, e un sufficiente intervallo di silenzio, si è fuori pericolo e si può festeggiare.

E in tanti lo fanno a quel punto. Alla grande. Soprattutto quelli che più di tutti, pensando che non fosse possibile uscirne, hanno paradossalmente contribuito al mantenimento di quella aberrante situazione, per un periodo più lungo del dovuto.

Ma non tutti festeggiano. Io sono una di quelle che non ci è mai riuscita. Forse perché mi hanno insegnato, fin da piccola, che la giustizia esiste ma che non si ride mai di fronte ad una caduta. A prescindere. Si chiama umanità.

Quella che quando ce l’hai puoi fare anche a meno della divinità.

Particolare entusiasmo e partecipazione di Roberto nell’illustrare questo post. Particolare ringraziamento da parte mia❤️.

10 pensieri riguardo “Caduche divinità 

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