Ingiustizia, solidarietà femminile e altre amenità 

solidarietaSe penso a questi giorni, mi vengono in mente due sensazioni forti. Quella che mi provoca l’ingiustizia e quella opposta che mi regalano le donne.

Pensando alla prima, neanche anni di psicoterapia riuscirebbero a mitigare l’esplosione interna che mi provoca la sopraffazione, l’arroganza di chi posto in una posizione di potere ne approfitta per dare sfogo alla sua pochezza umana. E non potrebbero avere successo, non perché inefficaci ma perché non voglio. Perché desidero continuare ad oppormi con tutta me stessa a qualcosa verso cui troppo spesso per lasciar correre ci si è assuefatti. È una scelta. Perché ci sono battaglie che meritano di essere combattute (per me quasi tutte) a prescindere dall’esito. Perché hanno un esito in sè: vivere e non sopravvivere. Che considerando gli 80 anni e spicci di vita media a disposizione, non dovrebbe essere una scelta quanto una necessità.

Poi c’è la solidarietà tra donne. Quella che quando la provi non ce n’è per nessuno. Penso a mia madre, alle mie amiche da sempre o alle più recenti, alle colleghe, agli incontri, alle mie zie, alle mie cugine vere o a quelle scelte col cuore, alle mie cognate, alle mie nipoti e penso anche alle professioniste a cui in questo periodo ho affidato la mia anima in subbuglio ma anche a quelle che curano il mio corpo o i miei capelli. Ovviamente stiamo parlando di donne vere. Quelle che non hanno bisogno di imitare nessuno perché non sembrano, sono. Quelle con cui ti senti parte di qualcosa, ti senti squadra, ti senti che ci siamo noi ed il resto del mondo. Senza pallone. Senza calcetto.

A veder bene due regali. L’una per avermi fatto mettere a fuoco la seconda. Che c’era, c’è e ci sarà ma in certi momenti vale tanto di più.

Per completezza di informazione c’è anche lo tzunami emotivo che mi creano gli uomini: padre, fratello, ex marito, amici e Amore. Ma quello è un altro post. Anzi due, anzi tre, anzi quattro…

E Roberto stavolta si è davvero superato!

 

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