Amore

Amore. Ieri c’è stata la cerimonia funebre per la scomparsa improvvisa di un amico della mia adolescenza, quel periodo in cui tutti ci sentivamo immortali e tutto sembrava possibile. Nell’omelia, il sacerdote ha attribuito ad amore, quello profuso senza se e senza ma da Pino per la sua famiglia e per i suoi amici, un’etimologia che, al di là della correttezza formale, offre davvero a questo sentimento il suo significato più alto. Amore come composto da ‘mors’, morte, preceduto da un’alfa privativa. Amore che vuol dire senza morte. Amore come ciò che non contiene la morte. Amore che sopravvive alla morte.

E ieri finita la messa, nel dolore palpabile, di centinaia di persone presenti, si parlava anche dell’amore che non muore. 

Sono miracoli che in pochi sono capaci di creare. Quelli che sorridono alla vita e che seppure non li vedi per anni, li trovi sempre così. Ed così te li ricordi da vivi, come no. Quelli da prendere ad esempio.

E che non puoi non ringraziare anche per questa ultima immensa lezione. 
  

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