Il colibrì e la tzadeket

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Ho appena finito di ascoltare Il colibrì di Sandro Veronesi letto da Fabrizio Gifuni. Continuo a leggere libri a dire il vero, ma ho scoperto che anche ascoltarli è molto piacevole. Di fatto, visto che la musica a volte mi porta in luoghi del cuore in cui non voglio andare, ho trovato negli audiolibri compagni di viaggio speciali mentre cammino. La mente vola, si riconosce, sorride, comprende, trova conforto e anche nuovo vigore. Ho appena finito questo e ci vorrà un po’ di tempo per metabolizzarlo ma ci sono due cose che voglio fissare e condividere. La prima è legata al titolo del libro, il colibrì è il soprannome del protagonista che da piccolo era piccolo e gracile ma che ad un certo punto assume tutt’altro significato quando la donna che ha profondamente amato gli dice: ‘Tu sei come un colibrì perché come il colibrì metti tutta la tua energia nel restare fermo. Settanta battiti d’ali al secondo per rimanere già dove sei. Riesci a fermarti nel mondo e nel tempo, riesci fermare il mondo è il tempo intorno a te, certe volte riesci addirittura anche a risalirlo, il tempo, e a ritrovare quello perduto, così come il colibrì è capace di volare all’indietro’, che è poi un riflessione sul cambiamento che è ciò che riteniamo tutti salvifici sebbene faticoso e impegnativo ma che Veronesi oppone anche alla scelta di non adottarlo affermando che anche per restare fermi ci vuole coraggio. Un pensiero nuovo che mi ha colpito molto perché mette in discussione un assunto e riapre una strada. Muove esso stesso e fa riflettere. E arieggia l’ordine che abbiamo in testa e che spesso non ci consente non di guardare ma di vedere oltre. L’altra cosa che mi ha colpito è la citazione dello tzadiq e della tzadeket, dell’uomo giusto e della donna giusta, che come Giobbe muoiono il giorno del proprio compleanno. Come è accaduto a Concetta che ci ha lasciato 3 mesi fa il cui pensiero è tornato dopo l’estate. Dopo averlo sfuggito, impacchettato, è tornato nuovo, prorompente per continuare a stare con noi. A dirci qualcosa. Ad ognuno la sua.
Buona giornata!

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