La Gianna

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Quando ho iniziato a lavorare, fui trasferita a Firenze per qualche anno e andai a vivere a casa di Gianna. Lei, madre di un mio coetaneo amico di un’amica, era rimasta sola con una grande casa immersa nel verde, e aveva deciso di affittarne una parte. Più per avere compagnia che per altro. Gianna era una donna bellissima, dagli occhi di un verde abbagliante e dai capelli bianchissimi. Raffinata, gentile ma non affettata. Spiccia e senza fronzoli, vera. Vissi con lei il primo anno del mio trasferimento e nacque un’amicizia bellissima, senza età. Era romana come me ed era di conforto, soprattutto in certi momenti, tornare e sentirmi davvero a casa. Con me ‘la Gianna’ tornava romana. La signora raffinata, colta ed elegante, tornava ad essere la ragazza sfrontata di via Merulana. Quella delle avventure con Mirella, la sua amica di sempre. Quella che quando veniva a trovarla le sentivi, parlare fitto, fitto, a volte discutere e soprattutto ridere fino alle lacrime. Una altera e l’altra leziosa che si prendevano in giro come solo le amiche vere sanno e possono fare. Con Gianna, la sera spesso ci mettevamo sul balcone che dava sul giardino con una birretta a chiacchierare; mi piaceva sentire le sue storie e anche lei si divertiva ad ascoltare le mie. Quello fu anche il periodo in cui Gianna incontrò di nuovo l’amore. Quello di un uomo, più grande di lei ma pieno di vita come non lo erano ragazzi della mia età, uno in grado di farla tornare a sognare. Uno che le organizzava delle sorprese pazzesche. Come quando le fece prendere un treno senza dirle dove sarebbero andati e arrivata a destinazione trovò ad aspettarla una mongolfiera. Ricordo che all’inizio era molto preoccupata di questo nuovo sentimento, qualcosa che non aveva messo in conto dopo essere rimasta vedova. Si lasciò andare solo quando capì che i suoi figli desideravano per lei solo che fosse felice. Solo allora, si fece travolgere, sebbene sempre a modo suo, tonica e vigile. Fino comunque a sposarlo e a restare con lui, bizzosi come due ragazzi al primo amore, fino alla fine. Una storia piena di vita prima che di amore.
Domenica ho saputo che a novembre anche Gianna ci ha lasciato. Ci siamo sempre sentite di tanto in tanto in tutti questi anni. Da qualche tempo però avevo smesso di chiamarla perché l’età le aveva tolto a tratti la memoria ed era difficile stare al telefono. E comunque, anche se l’ho sempre pensata, temevo codardamente, anche solo di chiedere sue notizie. Da domenica non smetto, quando mi torna lì il pensiero, di piangere ma nello stesso tempo di ridere. Mi vengono in mente tanti episodi di allora, come quando mi trascinò a comprare il vestito per la mia prima Convention di lavoro, le serate a teatro dove aveva l’abbonamento e mi portava se non andava qualche sua amica, presentandomi come la sua giovane amica romana che romana era un plus, o il suo tentativo, senza successo, di farmi giocare a bridge di cui era maestra. E, infine, il farmi ripetere le frasi in romano che la facevano ridere e su cui la prendevo in giro perché ormai, dopo tanti anni, di Toscana non le pronunciava più tanto bene.

Gianna era un vulcano. Con i pro e i contro dei vulcani. Una donna forte, volitiva, dal grande senso pratico, diretta. Ma anche tenera e romantica. Ma di un romanticismo tedesco non da fiori e cioccolatini. Resiliente. Una che ha vissuto sul serio. Una donna che mi ha ispirato indipendenza, coraggio e soprattutto l’idea che tutto è sempre possibile. Una donna che mi mancherebbe tanto dovesse morire. Ma una così, fortunatamente, non muore

Grazie a Roberto per il disegno che le sarebbe piaciuto tanto.❤️

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