La memoria che vacilla

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Tra i colleghi che leggo nelle mail ritrovo un nome che conosco. È veramente un grande piacere. È uno di quelli con cui ho lavorato insieme su uno dei più bei progetti che ho seguito e ritrovarlo in un ambiente per me quasi completamente sconosciuto, mi riserva una grande gioia. Gli scrivo, gli chiedo come sta. Non mi risponde. Presa da altro lascio cadere per qualche giorno ma poi torno ad insistere. E dopo qualche giorno, dopo avergli scritto per chiedergli una cosa di lavoro, lo incalzo e gli chiedo se davvero non si ricorda di me. Finalmente risponde e mi dice in modo educato che ricorda qualcosa ma mi chiede se posso dargli qualche indizio in più. Devo dire che rimango alquanto perplessa visto che con un nome come il mio, Marussia, di solito di indizi ulteriori non me ne hanno mai chiesti. Metto da parte le mie considerazioni permalose e gli menziono in modo entusiasta il progetto, gli ricordo che aveva anche cucinato a casa mia per tutto il gruppo quando ne avevamo festeggiato il successo. Gli faccio anche il nome della sua compagna, anche lei nostra collega… Il malcapitato mi risponde di dispiacersi ma di non ricordare nulla. A questo punto la mia preoccupazione sale. Comincio a pensare che per non ricordare in modo così netto, debba aver avuto qualcosa, un incidente, un ictus, una malattia… Mi decido quindi a mandare un messaggio alla sua compagna. E solo mentre sto aspettando che lei mi risponda, mi vengono in mente un altro paio di possibili spiegazioni, tipo verificare… una possibile omonimia. Inserisco il nome nel cercapersone aziendale e nulla c’è solo lui. Mentre continuo ad arrovellarmi cerco distrattamente nella rubrica del telefono se ho ancora il suo numero ed effettivamente c’è ma… ma mi salta agli occhi che il cognome era molto simile ma non uguale. Per la prima volta, uno scherzo della mia infallibile (o almeno così credevo finora) memoria. Quel poveretto non si ricordava non perché fosse stordito; la stordita ero io. Scoppio a ridere da sola fino alle lacrime pensando all’imbarazzo che devo aver creato ma nel contempo, anche, alla figuraccia che ho fatto e che come presentazione non è per niente male. E mentre penso ad un modo per dirglielo, mi richiama la compagna del mio amico. Quella a cui volevo chiedere se gli fosse successo qualcosa. Le racconto di un fiato questa storia mentre continuo a ridere a singhiozzo, contagiandola. Condividiamo che se non avessi avuto quella svista sul cognome la mia preoccupazione sullo stato di salute della sua metà sarebbe stata del tutto lecita. Ci raccontiamo altre due cose e ci salutiamo. A quel punto mi resta solo da scrivere la mail con la spiegazione dell’equivoco e le scuse al collega. Tento di farlo in modo simpatico ma la mia missiva virtuale cade nel vuoto. Lui non mi risponde più. Mi ignora. Che è come volermi dire che non era il mio amico e neanche vuole esserlo. E, in tutta sincerità, non so proprio dargli torto. 😂😂😂

Buona giornata!

E poi arriva la personalissima interpretazione di Roberto che mi disegna in mutande che mi chiedo perché mi guardino tutti…. 😂

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