E sono 54!

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In psicologia, la resilienza indica la capacità di fare fronte in maniera positiva ad eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità. Di fatto, la resilienza è saper trasformare le sfighe in opportunità. O meglio di sapercele vedere. Di riuscire, con fatica e vision, a risollevare la testa un momento prima del ko. Un talento che ho sempre avuto e che, oggi mi rendo conto, è quello che mi ha sempre fatto vivere la vita senza paura. Che non mi ha posto freni nel buttarmi senza rete in ogni situazione, senza pensare più di tanto alle conseguenze o anche solo a preservarmi.

Qualcosa che ho capito, solo dopo 54 anni (!), non va bene.

Perché se quel talento di sapermi rialzare anche quando sembro morta ce l’ho sempre, quella che non ho più è la voglia di farmi strada anche laddove vedo già insidie, pericoli o anche solo pesantezza. Di partire e poi si vedrà. Di fare il primo passo in ogni dove. Perché un conto è sapersi destreggiare tra le onde della vita e un altro è non evitare le tempeste, o quanto meno il mare grosso, che ‘tanto, se capita, non è un problema perché ne so uscire’. Perché se questo è vero, è vero anche che una vita così è logorante. Che arrivi alla mia età che ti sembra di averne vissute due o più di vite, e che anzi non ti sembra, le hai vissute davvero con l’unico guadagno di aver collezionato il doppio delle rughe e di aver lasciato sul campo morti e feriti davvero non necessari. Che non dipende da ciò che hai fatto ma dall’intensità con cui l’hai fatto. Troppa davvero, inutilmente eccessiva. Non rinnego e non voglio rinnegare nulla ma la bella notizia è che oggi tutto questo non mi è più necessario per sentirmi viva. Lo so sembra strano e poco credibile un cambiamento così repentino ma ho avuto la fortuna di un dolore talmente acuto da cercare una soluzione per stare meglio e di averla trovata. Un percorso guidato (un grazie va alla mia eccezionale Virgilio) che mi ha tolto, così almeno lo racconto io, un baco nel sistema operativo. Che ha indotto una sorta di reset che non ha cancellato la memoria o i programmi ma solo il fastidioso effetto di un virus. Ed è il più bel regalo di compleanno che potessi farmi.

Mi hanno detto che ho cambiato sguardo e addirittura la voce ma ho capito che era tutto vero solo quando mia madre, con speranza mal celata, mi ha chiesto se rimarrò così per sempre.

Ve lo racconto perché quando vi dicono che per i cambiamenti ci vuole tempo, non dovete crederci. I fattori determinanti di un cambiamento profondo sono una motivazione e un metodo. Il clic lo si prepara ma poi scatta e se non scatta non è l’impresa ad essere impossibile, è solo sbagliata la strada. Che poi è lo stesso principio della storia del mondo cambiata dal fuoco e dalla ruota. Necessità che hanno innescato la ricerca, una scintilla e poi l’evoluzione.

E il disegno di Roberto, come di consueto, racconta tutto questo più del mio pippone.

Che dire? Che mi dispiace solo non poter fare una festa di quelle che piacciono a me, piene di gente, musica, risate e abbracci. Ma come dicevo giorni fa è solo rimandata. L’anno prossimo compirò 55 anni e recupererò anche i due compleanni passati in clausura. Che comunque, va detto, compierli, è già di per sé sempre e comunque una bella notizia.

Auguri a me e a chi anche quest’anno ha passato, passa (auguri Eleonora!) e passerà il genetliaco in lockdown e a tutti buona giornata!

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