La storia della colonna infame

occhioperocchio

La storia della colonna infame – episodio 1

Può succedere che si rompa la colonna di uno scarico condominiale. Può succedere che in una settimana si riesca ad organizzare per mettere fine al supplizio. Può succedere che l’inquilina del piano di sopra faccia resistenza perché il suo bagno è stato appena terminato e sarebbe un peccato rompere le mattonelle nuove e magari scoprire che il danno non è lì. Apparentemente è disponibile a far parte della soluzione ma di fatto, dopo aver saputo che è necessario un intervento di verifica nel suo appartamento, ha deciso di diventare parte del problema, rendendosi irreperibile per un’intera giornata mentre i liquami continuano ad invadere il bagno dell’inquilina del piano di sotto che ci combatte ormai da giorni. È una donna impegnata l’inquilina del piano di sopra. Insegna, viene chiamata anche all’estero. Lì non ci abita. Le dispiace per la situazione ma come non mettersi anche nei suoi panni? Lei se ne intende di case, potrebbe essere tutto. Lei le mani finché non si è sicuri della natura del problema non ce le fa mettere. All’inquilina del piano di sotto ormai stremata, non resterà probabilmente che fare una denuncia alle autorità competenti perché l’irresponsabilità a volte, come in questo caso non è solo immorale ma, in estrema ratio, può addirittura diventare un reato. Ma non è questo il punto. Questo spaccato di ordinaria (e folle) vita comunitaria ci consente, semplificando ma non troppo, di dividere l’umanità in due. Tutti sappiamo di essere destinati a trasformarci nel liquame della storia di cui sopra. Per alcuni questa consapevolezza costituisce uno stimolo a vivere intensamente tirando fuori il meglio (che non sempre si riesce ma almeno ci si prova), altri invece scelgono, banalmente, di avvantaggiarsi. E l’abito buono non copre gli odori. Teniamone conto quando decidiamo di chi circondarci. I vicini non si possono scegliere, il resto del mondo sì.

La storia della colonna infame – episodio 2 

Le parole ‘autorità competenti’ fanno sempre miracoli e la vicina torna miracolosamente reperibile. Si stabilisce un nuovo appuntamento per il giorno seguente. Tutti pronti alle 8:30: il geometra e gli operai dell’impresa, l’inquilina del piano di sotto e pure lei. Ma non si può entrare perché deve arrivare il tecnico di fiducia della professoressa. Dopo 30 minuti di attesa il nervosismo sale  fin quando arriva il nuovo inquilino del piano sopra alla signora del piano di sopra, tornato a casa perché gli era stato chiesto di esserci per una mezz’ora per fare le prove e determinare in modo definitivo il posizionamento del guasto. Arriva trafelato… in divisa. La vittima del liquame non sapeva proprio che fosse un uomo delle forze dell’ordine e in quel momento, sono sicura, prova l’emozione di quando, in un film, arrivano i nostri. Il vicino le chiede se abbiano iniziato e lei gli spiega che sono in attesa del Fuksas de’ noantri. Lui sale a quel punto in tre balzi le scale che dividono i due piani (gli eroi non possono salirle gradino per gradino…) e rappresenta alla signora che aveva un impegno e non poteva andare oltre la disponibilità concordata, che gli orari vanno rispettati perché lavoriamo tutti, e che in presenza di un’emergenza sanitaria non si può impedire la risoluzione di un guasto. Sollecita quindi l’arrivo del super tecnico, e questo arriva, incredibilmente, in pochi minuti. E, per un catartico finale, l’uomo di fiducia della docente conferma – a seguito del carotaggio finalmente eseguito – che la perdita è proprio lì. Come sapevamo tutti dal primo giorno senza conclave. Probabilmente determinata (attenzione!) proprio in occasione del rifacimento del meraviglioso bagno padronale. Si procede, quindi, alla riparazione per la quale dovrà saltare, purtroppo, qualche preziosa mattonella: incubo finito e grande gioia. Gioia di (quasi) tutti gli inquilini, del geometra, degli operai e dei tanti altri partecipanti a questo sfidante ma alla fine coinvolgente gioco di ruolo.

Morale: la cattiveria e l’ingiustizia hanno il gran pregio di essere sempre state fonte di ispirazione letteraria (parlo di Manzoni non di me…), soprattutto quando si riesce a sconfiggerle. Perché abbiamo tutti bisogno di credere che il bene vinca sul male e che l’universo converga sulla realizzazione del primo. È per questo che quando succede, va raccontato. Per continuare a crederci anche quando è più difficile. Anche quando ci sembra impossibile. Anche quando magari lo è. Per non mollare pensando che, se è vero che ci sono effetti dall’altra parte del mondo quando sbatte le ali una farfalla, possiamo solo immaginare cosa potrebbe succedere se ognuno di noi decidesse di non essere neutrale di fronte ad un’ingiustizia. Secondo me, andrebbe parecchio meglio anche da questa parte di mondo.

Ringraziamenti

La signora di sotto mi ha chiesto di ringraziare tutti: il geometra, i mitici operai, le amiche, la cugina di cuore, le colleghe, i genitori, i vicini di fatto e virtuali, con l’eroe in testa.

Un ringraziamento speciale va, inoltre, a due persone decisive. Una aiuta la signora di sotto da quando la conosce, l’altro è Roberto che se non c’era lui il finale non sarebbe mai esistito.

Il disegno dell’altro Roberto come sempre sintetizza in modo magistrale i miei sproloqui.

Lo specialista della caldaia

Torno dal we e la caldaia non funziona. È andata in blocco. Prima di chiamare il tecnico, vedo tutti i tutorial per cercare di sbloccarla da sola senza successo e poi chiamo mia madre per farmi dare il numero di uno che altre signore del suo condominio avevano sperimentato, professionale e onesto. Lo chiamo viene, rileva il guasto (valvola del gas) ma non ha il pezzo. Prova a cercarlo e passa un giorno, non lo trova e mi consiglia un tecnico che fa assistenza in specifico a quella marca. Mi anticipa che ci vorranno al massimo 150€. Il giorno dopo (e siamo a tre giorni dal blocco) arriva con tre ore di anticipo un signore con divisa e cappello che in 20 minuti risolve e mi chiede 250€. Alla mia richiesta di spiegazione mi dice che il primo tecnico è rimasto indietro sui prezzi. Ancora scioccata gli chiedo per sicurezza il suo numero. Lui avvezzo come un playboy a queste richieste, prende un pezzo di carta (sporco) dalla sua valigetta, ci scrive a caratteri cubitali nome e telefono e mi dice che, se voglio, può attaccarlo sulla caldaia. Ho la caldaia a vista ed immagino che voglia attaccarlo internamente, nello sportello. Gli dico di sì e invece lo mette in bella vista strappando lo scotch con i denti. Sto per urlargli contro ma poi lo lascio fare solo per fare la foto. Pensare che a questo fenomeno sia venuto in mente che io possa desiderare una traccia indelebile del suo passaggio è davvero inquietante. Un colpo pesante alla mia autostima.
Se ne va e non mi lascia la fattura. Gli mando un messaggio. Gli scrivo che può mandarmela anche via mail. Mi scrive ‘grazie, ok’. Passa una settimana circa e lo ricontatto, sempre via sms, perché non è ancora arrivata. Mi chiama e mi dice che non c’è bisogno della fattura perché, se dovessi avere problemi su quel pezzo, mi garantisce che tornerà senza problemi. Gli dico che voglio la fattura perché, magari gli sfugge, ma il documento ha anche altre finalità. Non mi è arrivata neanche oggi. Dovrò insistere.

E niente, non mi viene nessun finale ad effetto. Il suo, qualsiasi cosa io possa dire, è sicuramente migliore. 

Le decisioni si prendono da sole.

Non ho mai preso una decisione a tavolino. Come mi piace dire, tutte le decisioni importanti della mia vita si sono prese da sole. Nel senso che sono maturate giorno dopo giorno, piano piano, e improvvisamente – che improvvisamente a ben vedere non è – una cosa è diventata altro da prima. E da quel momento tornare indietro è stato irreversibile. Tornare indietro non si è potuto. Non si può. 

È forse per questo che non lascio mai nulla di intentato. Che se una cosa mi interessa, che sia personale o di lavoro, mi batto da subito, con costanza e determinazione, impegnando tutta me stessa, per trovare una strada. O meglio, la strada. Perché so che il tempo è importante per trovare una definizione della realtà, e che quel tempo è sempre finito. Almeno per me. Che se non si riesce a trovare una forma soddisfacente in un intervallo congruo, le decisioni poi non aspettano, si prendono da sole. Ed escono dal perimetro in cui, anche io, posso fare qualcosa. A volte dispiace più che in altre ma la consapevolezza di aver fatto tutto quello che ho potuto, mi ha sempre regalato la giusta serenità per guardare avanti. Un altro futuro. Altri futuri. 

Buon nuovo giorno.