La caldaia e le fate

soluzione (002)Ieri mi si è rotta di nuovo la caldaia e stavolta non ho neanche pensato a farla riparare. L’anno scorso la stessa ditta ci ha rimesso le mani 5 volte (a salato pagamento) per poi dirmi che andava cambiata e la mia reazione è stata talmente violenta che ci hanno rimesso le mani la sesta volta, anche grazie all’intercessione di un sant’uomo, e ha tenuto fino a ieri.

Quindi ieri mattina, dopo aver aspettato invano l’acqua calda dalla doccia, senza farmi prendere dal panico, ho chiamato l’amica che mi tira sempre fuori dai casini strutturali e lei dopo avermi ascoltato mi ha detto che avrebbe chiamato un paio di ditte per poi farmi sapere. Fortunatamente lavoravo a casa. All’ora di pranzo è venuta con il tecnico per concordare la soluzione e se va bene domani sarà tutto risolto. Bello quando succede un casino e l’universo converge miracolosamente verso la soluzione. Non si può negare: una bella spesa imprevista, una rottura che mi potevo evitare ma almeno una soluzione veloce e piena di affetto. Che poi alla fine è questo ciò che rende una giornata positiva o meno: non tanto che tutto vada liscio quanto che, quando va storto, almeno si riesca a venirne a capo senza salti mortali che, ammetto rassegnata, non sono più alla mia portata. Nella stessa mattinata un’altra amica mi ha risolto un’altra bega che mi preoccupava e una terza mi ha chiamata per sapere come stavo visto che negli ultimi giorni non ho mostrato lo smagliante sorriso che mi contraddistingue solitamente (vabbè sorriso, smagliante è eccessivo…). Questo per dire che poteva essere una giornata da maledire e invece sì è trasformata in una allegra celebration amicale. Perché se con il principe azzurro le negoziazioni non sono mai finite, con le amiche fate ci teniamo strette. Perché la solidarietà femminile esiste. È solo diversa da quella maschile perché a noi non basta una partita di pallone per legare. Siamo più complicate ma quando ci troviamo, non ce n’è per nessuno. Grazie fate!

Principesse e principi

L’altro ieri ho pubblicato un post in cui parlavo delle favole, come Cenerentola e Biancaneve, che ci avevano rovinato la vita sedimentando in ognuna di noi l’idea che, a prescindere fossimo diventate astronauta o esperte di fisica nucleare, prima o poi sarebbe arrivato un principe a salvarci dalla tempesta della vita. Molti i commenti da parte del genere femminile. Tutte concordi nel sottolineare la delusione rispetto a tale aspettativa, alcune ne hanno attribuito la responsabilità ai maschi poiché incapaci di incarnare l’ideale, mentre altre hanno riscontrato il problema negli stereotipi sociali che ci hanno impedito di vivere liberamente le relazioni senza ruoli precostituiti. Detto che mi trovo più in quest’ultima lettura, la cosa più divertente sono stati, però, i commenti off line dei miei amici che si sono molto risentiti dei giudizi severi delle signore che li hanno descritti come traditori di sogni, che mi hanno detto che se è brutto aspettare un principe che non si palesa, dover essere messi costantemente alla prova rispetto ad un ideale, non è certo più gradevole. E che è davvero assurdo che le relazioni debbano essere misurate su presupposti di pura fantasia quando già da sola la realtà è così difficile da sostenere. Lo hanno detto a me off line per evitare la bagarre. E forse il problema è tutto qui: le principesse e i principi raramente si incontrano. Ancora più raramente si parlano.

Mi faccio uno shampoo

Ieri ho fatto due chiacchiere con Roberto che poi nel pomeriggio mi ha mandato questo disegno accompagnato dal testo di Gaber. Direi che se non esistesse bisognerebbe inventarlo. Buongiorno! ❤️

Una brutta giornata

chiuso in casa a pensare

una vita sprecata

non c’è niente da fare

non c’è via di scampo

mah, quasi quasi mi faccio uno shampoo.

Uno shampoo?

Una strana giornata

non si muove una foglia

ho la testa ovattata

non ho neanche una voglia

non c’è via di scampo

devo farmi per forza uno shampoo.

Uno shampoo?

Scende l’acqua, scroscia l\’acqua

calda, fredda, calda…

Giusta!

Shampoo rosso e giallo, quale marca mi va meglio?

Questa!

Schiuma soffice, morbida, bianca, lieve lieve

sembra panna, sembra neve.

La schiuma è una cosa buona, come la mamma, che ti accarezza la testa quando sei triste e stanco: una mamma enorme, una mamma in bianco.

Sciacquo, sciacquo, sciacquo.

Seconda passata.

Son convinto che sia meglio quello giallo senza canfora.

I migliori son più cari perché sono antiforfora.

Schiuma soffice, morbida, bianca, lieve lieve

sembra panna, sembra neve.

La schiuma è una cosa pura, come il latte: purifica di dentro. La schiuma è una cosa sacra che pulisce la persona meschina, abbattuta, oppressa. È una cosa sacra. Come la Santa Messa.

Sciacquo, sciacquo, sciacquo.

Fffffff… Fon.