Il buongiorno del 17 giugno

Dopo dieci giorni dal padre, ieri sera il figlio è tornato a casa. Dieci giorni per me di vacanza da solo ufficio in cui tornare a casa, spogliarmi e non dover cucinare per forza una cena almeno di buon senso. Poter decidere all’ultimo secondo se uscire o restare a casa, senza necessità di organizzare le grandi manovre. Passare un paio di fine settimana per soli adulti che non ha nulla di hard ma significa solo evitare accuratamente la frequentazione di minori. E quindi di feste, di ‘mi accompagni lì’, di ‘vanno tutti, andiamo anche noi?’, di zoomarine e altri demoniaci siti di divertimento, altro eventuale.
Ma non ti è mancato? No, non mi è mancato e neanche io a lui. È stato benissimo. Lo capisci se sta bene perché non ti chiama lamentandosi dell’altro genitore alla subdola ricerca della tua complicità. Che, in quel caso, ad essere sinceri, non gli concedi solo per opportunità e opportunismo (la volta dopo toccherebbe a te!) e non perché non ti piacerebbe!
Credo che non ci sia nulla di male ad aspirare a riposarsi ogni tanto. E non sentire la mancanza, a mio modo di vedere, non vuol dire non amare abbastanza ma solo essere sicuri dell’amore reciproco senza bisogno di offrire/ricevere continue conferme. Un sentimento rilassato che solo i figli, non ancora entrati nella fase della contestazione genitoriale, possono regalarti.
Ieri sera sono andata a riprenderlo da nonni, dove ha passato la giornata mentre ero al lavoro, e in macchina mi dice: ‘Ho un’idea: stasera mettiamo via i cellulari (!), compriamo i pop corn e ci vediamo un filmetto che piace a tutti e due, che dici?’
E che vuoi dire?
Che è bellissimo scoprire che è l’unico uomo sulla terra che capisci che ti è mancato, solo quando c’è.
Buongiorno e bentornato al nano!

Il freno a mano

“Vuoi stare bene? Smetti di correre e tira il freno a mano. Ti accorgerai di cose che non hai mai visto e che vale la pena di vedere. Quelle belle ma anche e soprattutto quelle brutte. Così capisci cosa vale e cosa no”. Semplice e sconvolgente come Roberto, l’amico che me l’ha detto. Uno che un giorno di quindici anni fa’ lasciò quello che per tutti era il certo per l’incerto e che oggi è uno dei pochi che conosco a possedere le certezze che contano. Uno che è sempre stato lentamente avanti.