Il buongiorno del 5 agosto

Non so perché ma ogni anno la settimana prima di quella di Ferragosto mi si riempie di impegni personali e di lavoro che neanche a giugno o a ottobre. Ho una lista lunghissima di cose da fare prima di venerdì che vanno dalla revisione completa di una soluzione che avevamo individuato in ufficio, alla macchina da portare in officina perché è uscito un rumore che è meglio far vedere prima di partire. Da un paio di visite da finire del check up, all’appuntamento con l’idraulico per la perdita del piano di sopra, al ritiro del telepass. E anche il parrucchiere… E ci scappa anche un cinemino e una cena di saluto pre-vacanze (che a forza di salutare, prima di partire io, dovrò ricomprarmi il costume. E senza bisogno di prova…)
Ma il bello è che con Roma semivuota ci si mette un attimo a fare qualsiasi cosa. E in questi giorni hai la perfetta contezza di quanto la nostra vita, anche con tante cose da fare, potrebbe essere più vivibile abitando in una città normale.
E capisci chi si prende, potendolo fare, le ferie a luglio o a settembre per godersi la città agostana. Anche perché non è più come un tempo che chiudeva tutto e chi restava doveva prepararsi frigo e dispensa come prima della Guerra dei mondi. Con la crisi nessun negozio o quasi chiude più un mese. E quella che resta è una città più leggera, non più fantasma.
Chiude invece per tutto agosto (o meglio ci daremo il cambio e quindi se ne riparla a settembre) il bar sotto casa mia. Anzi sotto le mie finestre. E questa è una di quelle piccole cose che ti dice che la felicità esiste e non ha sempre le sembianze del cuore. A volte anche delle orecchie.
Buongiorno ai vacanzieri di mare e di montagna ma anche a quelli di città.

Il buongiorno del 6 giugno

Oggi finiscono le scuole e inizia il gioco ‘piazza il figlio e mantieni un giorno di ferie’. Un’organizzazione al cardiopalmo che si muove tra centri estivi, baby sitter, per i più fortunati nonni ma anche soggiorni di vacanza fuori città. Nome quest’ultimo politically correct per le anaffettive colonie di un tempo. E l’arrivo dell’estate porta con sé un inevitabile dose di stress soprattutto se non ci si è organizzati per tempo o non si hanno abbastanza risorse per trovare una soluzione. Quest’anno devo dire non ho una pianificazione completa ma conto di farcela. Anche perché il figlio comincia ad essere grande e necessitante di meno cure. E anche perché in 12 anni ho sviluppato capacità di navigazione a vista di notevole qualità.
Mi chiedo però perché almeno per il mese di giugno, così come previsto per la materna, non si possa prevedere che sia la scuola ad occuparsi dei nostri figli. Magari organizzando visite guidate alla scoperta del territorio. Anche pensando al fatto che gli insegnanti, come noto, sono pagati anche per i mesi estivi. È vero, non si tratta di stipendi adeguati ad un ruolo tanto delicato ma quelle vacanze non possono essere considerate la contropartita di una misera paga. Mi chiedo: non sarebbe meglio combattere tutti, genitori e docenti, per ridare dignità, decoro e riconoscimento anche, e non solo, economico ad un mestiere così importante invece di accontentarsi? Di pretendere come cittadini un servizio di eccellenza che oltre a formare i cittadini di domani, sostenga la possibilità dei genitori, in particolare delle madri, di lavorare? E dall’altra, come maestri e professori, di vedere riconosciuto un ruolo sociale di snodo per il futuro ed essere pagati in modo adeguato rispetto al contributo offerto?
Si può fare. Basterebbe un banale confronto tra costi e benefici. Sottolineo il banale. Ma anche l’eccellenza. Ma anche l’adeguato.
Buongiorno all’ultimo giorno di scuola!

Confusa e felice

In ufficio mi dicono che sono tornata dalle ferie in forma, sorridente e troppo contenta per non nascondere un nuovo amore. Quando nego, mi chiedono. allora, se io non sia in cerca di qualcuno. E questo non è altrettanto facile da negare. In realtà di qualcuno sono in cerca: me! Conto, senza fretta, di trovarmi e poi, magari, di poter essere felice anche per altro.