Il buongiorno del 29 novembre

Ho sempre creduto possibile l’amicizia tra uomo e donna e in quest’ultimo periodo oltre ai semprepresenti, mi è capitato di vedere vecchi amici che non sentivo da tempo o che comunque non vedo spesso o anche nuovi amici che sono entrati da poco nei miei giorni. Lo trovo un punto di vista privilegiato da cui osservare l’altra metà del cielo ‘nature‘. Perché in questi incontri non c’è bisogno di mettere in campo barriere, di difendersi, di attuare reciproche strategie e ci si scambia ciò che si vede da punti di osservazione diversi. Riguardo al lavoro, a ciò che si è costruito, a dove si è arrivati, all’amore e al futuro. Ci si trova uguali e diversi ma allo stesso tavolo con la voglia di capirsi. E di capire, attraverso il testimone amico, il genere a cui non si appartiene. Mi piace ascoltarli guardandoli negli occhi. Fargli domande, sottoporgli questioni. Perché sentendoli parlare, il trasporto è tale che in certi momenti mi viene da pensare che siamo noi donne a non capirci o ad averci capito nulla. Ma non è così. Anche grazie a queste piacevoli sessioni sono arrivata alla conclusione che non ci sono situazioni sbagliate ma solo aspettative sbagliate. Perché non pretendibili in assoluto o anche solo in quella circostanza o da una persona in particolare. Che vale per tutto. Per il lavoro, per l’amicizia e per l’amore.

E a proposito di amici ce n’è uno per me molto speciale che oggi compie 50 anni ma sembra un ragazzino. Perché non ha mai smesso con determinazione di esserlo. E questo oltre a non impedirgli di raggiungere il successo, non gli ha mai impedito di essere un Uomo. Gli voglio bene da 35 anni e anche se non ci sentiamo spesso e non ci vediamo quasi mai, sappiamo di esserci reciprocamente. E ogni anno il giorno del suo compleanno è tradizione che gli ricordi da quanti anni gli faccio gli auguri. Tradizione che anche quest’anno sono felice di essere riuscita a reiterare.

Buongiorno a lui e a tutti in questo sabato che questa settimana ho aspettato con tutta me stessa.

Il buongiorno del 22 novembre

Primo caffè. Me lo sono preparato e sono tornata a letto per godermelo con calma. Ieri sera abbiamo fatto tardi e stamattina sono tramortita. Ho davanti un tranquillo week end ‘da‘ paura da passare con Marco. Quelli già descritti che ti fanno apprezzare il lunedì lavorativo. Momenti in cui ti rendi conto che i figli bisogna farli in più giovane età. Perché se ci metti anche tutto il resto, il lavoro, la casa e tutti gli altri impicci, superati i 45, una volta al mese stramazzi sicuro. E quel giorno, piangi, ti disperi, vedi tutto nero e senza speranza. Vorresti prendere un treno e non tornare più. Immagini parenti e amici che ti cercano a Chi l’ha visto? e tu che chiami la fantomatica redazione e dici a tutti che ora sei felice e di dimenticarti per sempre. Un fiume in piena che dopo lo sfogo, la cui durata varia da persona a persona, si placa. Ti addormenti con la faccia bagnata dalle lacrime, ma quando ti svegli stai meglio. Ti riprendi e ricominci. Come se nulla fosse. Ovvio che acquisendo consapevolezza puoi ottenere buoni risultati con il riposo preventivo ma non sempre ci si riesce. E non sempre è possibile. L’importante è sapere che il giorno della tragedia non è grave. Colpisce un po’ tutte e se anche sembra impossibile da superare al momento, passa tutte le volte. E dopo, solo dopo, a ripensarci fa anche ridere. Una sorta di esaurimento di qualche ora, puntuale che ogni tanto arriva perché la testa ha l’energia di vent’anni prima ma tutto il resto no. E ogni tanto abbandona.

Ho cominciato a leggere un libro bellissimo che mi ha regalato Occhi belli (vedi post di qualche tempo fa) e mi piacerebbe restare a casa ad affondarci occhi e naso ma non si può. Magari me lo porto dietro con la speranza di avere qualche momento morto. Alle brutte avrà cambiato aria. Sarà sicuramente alle brutte!

Buongiorno a chi, protagonista o meno, sa di cosa parlo.

Il buongiorno del 18 giugno

‘Hai un marito affettuoso, dei figli meravigliosi, un lavoro prestigioso, di che ti lamenti?’ Eh si perché, non c’è dubbio, che questa sulla carta, è, a tutti gli effetti, una situazione di grazia. Perché c’è chi non ha mai trovato l’uomo giusto, chi non riesce ad avere figli, chi un lavoro non lo trova o l’ha perso. E quindi chi possiede tutto, è ricco e non ha diritto a lamentarsi.
Anche se il marito non torna prima delle 9. La casa in cui abita è dall’altra parte della città e quindi alle ore in ufficio ne vanno aggiunte due di auto e traffico. I figli sono piccoli e bisognosi di cure e tutti i giorni si sente in colpa per non dedicargli abbastanza tempo. E che, per finire, per portare avanti un lavoro prestigioso (o anche non prestigioso) nel nostro paese, è necessario avere a disposizione 48 ore su 24. Perché più che la testa è importante il tempo che si stanzia nei posti di lavoro.
Se hai tutto, non ti puoi lamentare.
Ma chi l’ha detto? Lamentiamoci e come. O meglio reagiamo. Portiamo la cultura della testa e non del tempo ovunque. Non stiamo pagando il prezzo giusto per quello che abbiamo (conquistato). Basta organizzarsi. E in questo siamo le migliori. Ne avranno tutti un vantaggio. Anche gli uomini. E sono sicura che ci saranno più matrimoni felici, nasceranno più creature e anche il mercato del lavoro ne avrà dei benefici. Perché le idee nascono da gente preparata e felice. Non da tristi amebe con tempo infinito a disposizione.
Buongiorno e tanti auguri di buon compleanno all’amica più ricca (di ragioni) che ho!