Il buongiorno dell’8 luglio

Tante persone parlano a voce alta al cellulare. Non mi piace ma se hanno il cellulare all’orecchio quantomeno capisci che sono impegnati in una conversazione telefonica. Quello a cui, ancora adesso, non riesco ad abituarmi sono quelli che hanno gli auricolari, a volte neanche così visibili, che avanzano per strada parlando con lo sguardo perso nel nulla. All’inizio quasi sempre, se li incontri pensi che ti stiano chiedendo qualcosa. Ti avvicini, li guardi per capire cosa e magari gli accenni pure uno ‘Scusi?’ che rivela la predisposizione all’offrire il tuo aiuto. Poi di fronte allo sguardo vitreo che ti oltrepassa ti viene in mente che stavano semplicemente parlando al telefono. Loro ti vedono, hanno sicuramente notato il tuo tentativo ma con quelle cuffiette alle orecchie, persi nel loro mondo, pensano anche di essere invisibili. E ti trattano con l’indifferenza che riserverebbero ad una mosca che si è schiantata sul lato opposto del vetro della finestra da cui stanno guardando fuori. A quel punto, tu e non loro, ti senti pure in imbarazzo, abbassi lo sguardo e continui verso dove stavi andando farfugliando qualcosa…
Metafora: ci sono persone che si isolano pensando che quello che stanno facendo sia troppo importante per dedicare anche solo un istante di attenzione agli altri. Protagonisti loro, in un mondo di comparse senza diritto alla battuta. Guardano tutti dall’alto in basso e si sentono invincibili. Questo finché non si rendono conto, troppo tardi, che quei poveri e vituperati mortali stavano solo tentando di dirgli che su quel lato l’asfalto era ancora fresco.
Allegro buongiorno!!!