Pausa pranzo

Ieri a pranzo ho visto due giovanissimi amici, figli di una mia cara amica che abita vicino al mio ufficio. Sono due ragazzini molto intelligenti ed ironici e, staccare dal lavoro passando anche solo mezz’ora con loro, ha degli effetti miracolosi. Mi offrono ogni volta l’occasione per ridimensionare la qualunque. Gli dico: ‘Trovo il lunedì parecchio pesante, voi no?’ e il ragazzo di getto: ‘No, no per me è il giorno migliore: c’è ginnastica e anche il resto non è molto impegnativo, più complicato il martedì’. Un attimo e capisci quanto possano influenzarci i pregiudizi.

Siamo in fila per prendere un panino, gli chiedo cosa vogliano. Quello con la salsiccia è finito e finiamo chi sull’hamburger, chi sulla porchetta. Stiamo decidendo sul bere quando mi sento una mano sulla schiena, mi volto e un uomo in evidente difficoltà mi dice se compro un panino anche a lui. Gli rispondo: ‘Certo che lo compro anche a te, come lo vuoi?’ ma mentre dico queste parole leggo, subito, la paura negli occhi dei ragazzi dietro al bancone e li vedo velocizzare l’operazione per allontanarlo prima possibile. Lui prende il panino, mi ringrazia e va via. Usciamo e i miei giovani amici mi raccontano che si tratta di un personaggio temuto perché spesso urla e insulta senza motivo. Penso per un attimo che quell’incontro poteva andare diversamente ma anche no. Ho imparato da piccola a non avere paura. Come potrei averne di fronte a qualcuno in difficoltà che ha fame? Lui ha sicuramente più paura di me. E ha ragione.

Lunedì difficili

Buongiorno! Al volo….

Traffico come al solito per arrivare in ufficio. In fila su via Cavour sento un rumore tipo rana. Ho davanti una colonna di macchine. Non capisco. Poi dallo specchietto vedo una manina che continua a battere sul clacson producendo l’inquietante rumore. Chi guida ha i capelli ricci non pettinati di chi si è messo al volante direttamente dal letto senza nemmeno sciacquarsi gli occhi. Guida una multipla marrone ed è evidentemente in ritardo e suona a caso. Perché davvero chi gli sta davanti non può fare nulla per cambiare la situazione. Ma vuoi mettere il gusto di distribuire la propria ansia? Scattato il semaforo si mette a sinistra mi supera con gesto felino per rinfilarsi una macchina più avanti. Ed è così fino a Porta Pia. Sempre e solo una macchina davanti a me. Ha smesso di suonare. Poveraccio. Il suo lunedì è sicuramente peggio del mio. Anzi a vedere da quei capelli, dal suono del clacson e dal colore della sua macchina probabilmente anche il resto della settimana.

Almeno tu nell’Universo

La storia di Mia Martini, tornata in queste settimane alla ribalta, offre l’occasione di riflettere sugli effetti più estremi della cattiveria. Mia Martini era un talento straordinario che fu prima offuscato e poi distrutto dalla diceria che portasse sfortuna. Negli anni ‘90, non nel Medioevo. Fu una cosa che mi colpì talmente tanto ai tempi, che, tuttora, quando sento qualcuno che,anche scherzando, parlando di qualcun altro dice che porta sfiga, reagisco malamente. Perché quando si innesca quel meccanismo travolge tutto, anche chi cerca di soccorrere la vittima che rischia, per mano di questa gente infida e perniciosa, la stessa sorte. E non ti salva neanche cercare di ottenere la patente di pirandelliana memoria.

Ma non le si renderebbe giustizia ricordandola solo per questo. Fu, infatti, un’artista meravigliosa e potente che ha reso immortali testi in grado, per le parole e per la sua capacità di interpretarle, di toccare, nello stesso tempo, cuore e testa. Testi come quello disegnato da Roberto che stasera, più di altri, sento vicino e mi emoziona. La verità è che la bellezza non si accontenta di sopravvivere. Si adagia e schiaccia tutto. Figuriamoci la meschinità. Sempre. Impossibile sfuggirle.