Diversamente magra

Ieri mi sono lamentata con Roberto perché mi disegna sempre più ‘chiatta’. Secondo me il mio cambio di colore di capelli lo ha indispettito perché lo ha indotto a cambiare aspetto a quel pupazzo biondo che ormai viveva da più di 5 anni sulla sua matita digitale e questo nuovo non gli piace. Ed è un continuo farmi dispetti. Come ieri nel disegno con il panino.

Ha ragione, è vero: nell’ultimo anno ho preso peso. A causa del cibo ma più ancora dall’assorbimento di lipidiche rotture di coglioni che hanno costellato e costellano tuttora la mia esistenza su diversi piani. Vorrei rimettermi in forma ma non riesco a darmi la spinta iniziale. So che ci riuscirò. Che scatterà quel clic come già successo altre volte e lo aspetto ma al momento parlare di forma fisica mi mette solo di cattivo umore. Con un’eccezione: parlarne con Roberto. Io a parole e lui a disegni. L’ultimo disegno a destra è stato il suo personale modo di dirmi che mi sbagliavo che non mi fa sempre ‘chiatta’, che sono – al contrario – magrissima. Mi ha fatto ridere. Fa ridere.

Buona giornata a noi diversamente magri e anche agli altri. Che noi cicciottelli, si sa, siamo accoglienti e generosi.

Pausa pranzo

Ieri a pranzo ho visto due giovanissimi amici, figli di una mia cara amica che abita vicino al mio ufficio. Sono due ragazzini molto intelligenti ed ironici e, staccare dal lavoro passando anche solo mezz’ora con loro, ha degli effetti miracolosi. Mi offrono ogni volta l’occasione per ridimensionare la qualunque. Gli dico: ‘Trovo il lunedì parecchio pesante, voi no?’ e il ragazzo di getto: ‘No, no per me è il giorno migliore: c’è ginnastica e anche il resto non è molto impegnativo, più complicato il martedì’. Un attimo e capisci quanto possano influenzarci i pregiudizi.

Siamo in fila per prendere un panino, gli chiedo cosa vogliano. Quello con la salsiccia è finito e finiamo chi sull’hamburger, chi sulla porchetta. Stiamo decidendo sul bere quando mi sento una mano sulla schiena, mi volto e un uomo in evidente difficoltà mi dice se compro un panino anche a lui. Gli rispondo: ‘Certo che lo compro anche a te, come lo vuoi?’ ma mentre dico queste parole leggo, subito, la paura negli occhi dei ragazzi dietro al bancone e li vedo velocizzare l’operazione per allontanarlo prima possibile. Lui prende il panino, mi ringrazia e va via. Usciamo e i miei giovani amici mi raccontano che si tratta di un personaggio temuto perché spesso urla e insulta senza motivo. Penso per un attimo che quell’incontro poteva andare diversamente ma anche no. Ho imparato da piccola a non avere paura. Come potrei averne di fronte a qualcuno in difficoltà che ha fame? Lui ha sicuramente più paura di me. E ha ragione.

Lunedì difficili

Buongiorno! Al volo….

Traffico come al solito per arrivare in ufficio. In fila su via Cavour sento un rumore tipo rana. Ho davanti una colonna di macchine. Non capisco. Poi dallo specchietto vedo una manina che continua a battere sul clacson producendo l’inquietante rumore. Chi guida ha i capelli ricci non pettinati di chi si è messo al volante direttamente dal letto senza nemmeno sciacquarsi gli occhi. Guida una multipla marrone ed è evidentemente in ritardo e suona a caso. Perché davvero chi gli sta davanti non può fare nulla per cambiare la situazione. Ma vuoi mettere il gusto di distribuire la propria ansia? Scattato il semaforo si mette a sinistra mi supera con gesto felino per rinfilarsi una macchina più avanti. Ed è così fino a Porta Pia. Sempre e solo una macchina davanti a me. Ha smesso di suonare. Poveraccio. Il suo lunedì è sicuramente peggio del mio. Anzi a vedere da quei capelli, dal suono del clacson e dal colore della sua macchina probabilmente anche il resto della settimana.