Ad maiora.

Una mia collega di Milano qualche giorno fa scriveva su FB che ci sono persone capaci di lasciare il segno e altre assolutamente trasparenti. Sottoscrivo concetto e riferimento alla persona. Mi sono solo permessa di aggiungere la categoria dei perniciosi, non per pedanteria, ma perché a mio avviso la nostra vita cambia quando incontri i primi se li sai apprezzare e gli ultimi, purtroppo, sempre.

Il nostro eroe del giorno è un toscano di importanti dimensioni, di apparenza rude ma con cuore e cervello in quantità tali da poterne distribuire solidalmente ai tanti che ne avrebbero bisogno. Scarpe da ginnastica colorate(!) sotto vestiti di ottima fattura, alternati a capi mimetici che, con quella stazza, manco dietro ad un baobab. Battuta sempre pronta, a volte fiume in piena, eppure capace di parlare più con i silenzi delle parole. Grande ascoltatore di tutti senza distinzione preventiva, non giudicante mai alla prima. A dire il vero anche difficile farglielo fare alla seconda, per genetica indisposizione alla malafede. Allegro, caciarone, infaticabile, mai si risparmia. Anche nell’aiutare gli altri se sa che può farlo. Capace di attaccare pippe infinite sulle possibili strategie in termini di posizionamento, nella vita privata non ha dubbi. Semplicemente innamorato della sua famiglia non ne può fare a meno. Difetti? Gli mette paura il dolore degli altri: interviene regalando ciambelle di salvataggio ma non abbraccia. Non si schiera quasi mai preferendo il fluido al solido. Indossa a volte, felice, dei discutibili pantaloni rossi. Fa battute poco delicate sui nasi delle colleghe. Tutto qua. Per il resto una persona con la ‘D’ maiuscola: Determinato, Diverso, Divertente, Disruptive vero, non Dichiarazione di intenti.

Sono stati 12 mesi intensi in cui abbiamo fatto succedere allegramente tante cose ed è stato bello. Pure senza neuromarketing pensa un po’…  In bocca al lupo Paolo, non mi mancherai perché non ho intenzione di perderti di vista!

p.s. L’illustrazione è di Roberto che stamattina ho messo in mezzo alle 6:30. E niente, non fallisce nemmeno preso alla sprovvista. Genio!

La manovra (segue da Barcollo ma non mollo)

Ieri sera sono andata dal magico otorino e mi ha spiegato (o meglio io così ho capito) a cosa sia dovuto il disagio che stavo vivendo: nel labirinto delle nostre due orecchie abbiamo tanti sassolini (otoliti) che con il loro peso determinano il nostro equilibrio. Succede che questi sassolini ad un certo punto si stacchino e si sciolgano nel liquido che lì si trova per lasciare progressivamente posto a nuovi sassolini. Questo è come dovrebbe andare. Come succede anche in altri campi, c’è sempre qualcuno che non segue il processo e se un sassolino si stacca finendo laddove non c’è liquido, la posizione anomala determina un’alterazione del peso dei sassolini e quindi dell’equilibrio con effetto vertigini e nausea. La manovra meccanica, che prevede dei semplici movimenti guidati, reinstrada il sassolino ribelle verso il suo destino ristabilendo l’equilibrio e la scomparsa dei terribili effetti collaterali. Nella maggior parte dei casi tutto si risolve con una sola manovra. Senza manovra comunque passa lo stesso con il tempo ma ci vogliono intorno ai 60gg. Dopo la manovra per evitare che il sassolino riprenda una posizione sbagliata, si consiglia per il primo giorno di tenere ferma la testa per evitare movimenti bruschi e di dormire la prima notte sollevati da 4-5 cuscini.

Finita la parte Luciano Onder, che aveva peraltro ben sintetizzato ieri Andrea Rubera, e che può essere utile a chi legge, torniamo a me.

Fatta la manovra, dormito come suggerito, stamattina il test di verifica è stato quello di alzarmi di scatto, girarmi a destra e sinistra ‘per vedere l’effetto che fa’ e che dire? Che la prova Raffaella Carrà ha dato esito positivo… tutto sorprendentemente scomparso. Oggi sarò un po’ stonata ma tutto come previsto. Sono felice e sicuramente meno confusa di ieri.

Se posso dire è anche una bellissima metafora. A volte le cose vanno storte perché l’ingranaggio si blocca. Pensiamo a scenari tragici, ci disperiamo, perdiamo la lucidità non sappiamo dove sbattere la testa per poi scoprire, affidandoci e fidandoci di un professionista e prima ancora di chi ci vuole bene che si prende l’incombenza e la responsabilità di guidarci, che si tratta di un’inezia che rimossa fa tornare il sole e il sorriso. E quindi un grazie di cuore ad Ale la risoluta e a Paola da cui è venuto il suggerimento del metodo e del professionista a cui rivolgermi (non ne sbaglia uno). Ma anche grazie a me che mi sono fidata perché questa, di solito, è la parte più difficile per tutti. Ovviamente l’otorino si conferma magico come descritto.

A dire il vero ci sarebbe anche una seconda metafora da cogliere, quella dei sassolini (che sono maschi altrimenti li avrebbero chiamati pietruzze) che, finita la loro funzione, non vogliono farsi da parte e lasciare spazio a quelli nuovi e non schiodano se non forzati, che tanto ricorda il nostro Paese ma è tanto meno bella della prima che possiamo anche farne a meno.

Da oggi però ho imparato una grande verità (terza metafora): un sassolino nella scarpa ad uno nell’orecchio je spiccia davvero casa ma entrambi possono essere rimossi con estrema facilità. Dipende solo da noi.

Che abbia inizio il fine settimana.

Barcollo ma non mollo

È un mese che non sto bene, prima i denti, poi il trigemino e poi una fastidiosa labirintite che spero di risolvere stasera a Fiumicino, non buttandomi a mare ma facendo visita ad un magico otorino.

E’ stato un mese lunghissimo in cui oltretutto sono accadute tante cose, in cui il mondo è comunque andato avanti fregandosene, come ovvio, del mio malessere e del vedermi affannata a rincorrerlo.

Perché il mondo è così, mica ti aspetta: lui procede e tu puoi solo decidere se: a) rimanere fermo alla fermata prima e quindi indietro per sempre; b) maledire la sfiga o meglio le energie negative che si muovono intorno a te a cui non riesci a tenere testa perché provato; c) arrancare sudato non mollando il passo; d) indossare il migliore sorriso che possiedi e affrontare la vita a viso aperto.

Mettendo da parte la d) che riguarda la tossicodipendenza, io di solito in questi momenti oscillo tra b) e c) con prevalenza di permanenza su quest’ultima.

Mi piacerebbe raccontarvi tante cose e un post non basta ma intanto permettetemi una riflessione a monte. In questo mese ho innanzitutto capito che si è molto fortunati se in alcuni momenti critici si può scegliere di rimanere da soli, perché essere davvero soli deve essere molto triste. Che da soli non si va da nessuna parte e che se sono riuscita a non perdermi niente è perché sono stata circondata, spesso a distanza perché inavvicinabile, da chi mi ha amato nonostante i capelli unti, la faccia verde, le reazioni brutali e la costante incazzatura verso questo disagio non definibile che mi stava facendo perdere risorse e forze.

E come? Offrendomi la lucidità che in me vacillava. Perché quando non si sta bene si vede tutto nero e soprattutto chi – c’ha da fa‘ – pensa a quanto tempo sta perdendo, a come recuperare, a come organizzare il mondo che lo circonda in modo che possa superare (il mondo dico!) questo suo momento di défaillance. La verità è che il mondo manco si è accorto che mi sono fermata e solo quando sono riuscita a mollare la presa, ad arrendermi agli eventi come mi ha suggerito di fare Roberto (che non è chi mi disegna ma neanche il filosofo, è il dj che per hobby fa l’imprenditore nel turismo), le cose sono andate straordinariamente meglio.

Al lavoro, in un evento a cui tenevo, sono stata sostituita alla grande da Anna; Stefano è andato al mio posto ad un corso prenotato da tempo e mi ha riportato manuale con dedica e così il corso lo abbiamo fatto un due; a New York -viaggio con Marco, desiderato da anni e organizzato da mesi, a cui non ho voluto rinunciare – abbiamo incontrato per caso Giulia – la prima compagna di squadra di Marco che quest’anno ha studiato lì, con Fabrizia la mamma, Carletto il fratellino e Luigi il mitico nonno che erano andati a trovarla – che ci ha fatto da guida facendomi mollare parte del mio programma e soprattutto la fatica di portarlo avanti in quello stato, a vantaggio di un’avventura in angoli meno noti e straordinari della città.

Per il resto, comunque, è inutile mentire è stato un casino. Perché quel pensa solo a te e a guarire, è altamente sfidante quando di lavoro fai la torre di controllo. Ed è difficile scrollarsi soprattutto chi malato non vuole vederti e fa finta che stai bene. Ma va bene così.

Ringrazio i soliti noti che coraggiosamente mi sono stati accanto, Vi amo tutti (voi sapete chi siete) e vi dico resistete, se il mondo vuole (quello che manco si è accorto di tutto questo mio inutile dibattermi), è quasi finita!

p.s. Menzione speciale ad Alessandra la risoluta che – attingendo alle sue preziose fonti – ha selezionato i migliori otorini che fanno la manovra per gli otoliti, mi ha fatto prendere appuntamento da un magico otorino di mare e mi ci porta pure.