Domani è venerdì

Arrivo a casa dopo una giornata faticosa come lo sono state tutte queste giornate senza sole di maggio. Perché se è vero che il periodo che precede le ferie è secondo, a stanchezza, solo a quello che precede il Natale, quest’anno abbiamo capito tutti il vero significato del ‘poteva anche piovere’ lanciato da Frankenstein Junior per dire che non ci sono mai limiti alla sfiga. Tornando al mio ritorno, entro e mi trovo davanti grandi decisioni da prendere: se cucinare le verdure prima che si rovinino, preparare la cena, mettere in ordine, fare il 730, programmare il da farsi dei prossimi giorni per non arrivare sempre in affanno, chiamare un’amica che non sento da un po’. Non mi va di decidere e faccio tutto. Sono passate circa quattro ore e ho finalmente finito. Mi metto al letto, avendo cura di posizionare il sacchetto di lavanda dentro al cuscino per favorire il sonno, quando sento il trillo di un messaggio. È Roberto: ‘hai posta…’. Vado subito a vedere nella mail e trovo questo disegno. Comincio a ridere da sola: perché, non so come, ha colto ciò che esattamente avevo in mente; mi ha disegnata magra, come gli chiedo ultimamente visto che vorrei tenesse conto dei progressi della dieta, ma anche sexy e lasciva come la signorina Silvani di Fantozzi e mi ha regalato un pensiero divertente  con cui addormentarmi.

Buonanotte ragazzi, il pensiero bello c’è per tutti: domani è venerdì!

Il sole arriverà

Piove, piove, piove. È vero che avevo il desiderio di spostare qualche giorno più avanti la prova costume per arrivarci meglio ma se il tempo continua così, ci arriverò forse un po’ più magra ma di sicuro depressa. Per tutti questo maggio è stato duro ma per i meteoropatici, come me, una vera condanna. Amo il sole, il cielo terso e il caldo. E ogni anno – a parte questo (!) – la primavera è il mio vero capodanno. Da lì cominciano tutti i buoni propositi: alcune volte di ripresa, altri, migliori, solo di messa a punto. Ma senza ‘energia solare’ non parte nessun piano. Anzi, citando una persona cara, in certi momenti, la sensazione è quella di essere ‘una foglia nel vento’. Che è un pensiero decisamente più autunnale.

Ma Roberto ha colto qualcosa che forse più di tutto mi contraddistingue, la caparbietà (a Roma, la ‘tigna’). Nonostante l’umore sotto i piedi, non c’è stato momento di interruzione pioggia di cui non ho approfittato per sentire il cambiamento seppure minimo: alleggerimento vestiti immediato, camminate iniziate con il sole e finite con la corsa per ripararsi, tanti programmi a prescindere e amici, in formazione individuale o di gruppo, per contrastare l’umore nero (ne ringrazio una in particolare che parla anche senza voce). E poi? Visto che sono a dieta e gli alcolici sono vietati, affogo la tristezza nei fiori di Bach. Li ho scoperti da poco ma pare funzionino. Più che mettersi i sandali e le maniche corte a prescindere. Come fanno quelli che il cambio di stagione se lo programmano con una data e lo fanno pure se fuori nevica. Che non sono ottimisti, sono scemi.

Il sole presto uscirà. E lo apprezzeremo certamente di più. Vale sempre e per tutto. Segnamocelo.

Buongiorno!

Il nuovo sindaco

Di tanto in tanto viene meno la mia voglia di scrivere. Scrivere mi piace moltissimo ma quando capita di farlo tanto per lavoro, non riesco poi a usarlo come valvola di sfogo. In periodi come questi per rilassarmi faccio altro. O forse, meglio sarebbe dire, non mi rilasso. Ma il mio socio non mi molla. E come ieri mi manda questo disegnetto con un titolo ‘il nuovo sindaco di Roma’. È il suo modo silenzioso e delicato per farmi sorridere, per sollecitarmi e per dirmi che lui sta sempre lì con la matita pronta e che gli manca il nostro gioco quotidiano di parole e disegni. E non c’è mai una volta che non riesca a non stanarmi. Quando è lui a iniziare, come stavolta, guardo il disegno e comincio ad immaginare cosa lo abbia ispirato. Da quando è più libero, cammina spesso per la città. Gli piace guardare ovunque, soprattutto il cielo fra i palazzi, e scovare angoli che non ti aspetti. Certo è che ultimamente spesso, ciò che più lo colpisce è la montagna di immondizia scomposta fuori dai cassonetti o semplicemente abbandonata fuori dai locali in attesa che qualcuno la raccolga. E la presenza dei topi che, vinta la proverbiale timidezza, non hanno più neanche il timore di essere visti. E sono tanti, tantissimi al punto che, immagino voglia dire, se avessero diritto di voto non ci sarebbe storia: vincerebbero loro. E pentirsi di non aver fatto nulla per impedirlo, a quel punto, neanche servirebbe. Credo che il suo messaggio, che condivido, sia che ogni volta che si cede un pezzetto di civiltà c’è sempre qualcuno che ne approfitta. E non è mai bene. Ma chissà se ho indovinato. Lui non me lo dirà mai.

Buon fine settimana!

Gli striscioni

Questa mattina voglio parlare della libertà di espressione. In questa pagina parliamo un po’ di tutto e quello di cui vado più fiera è che, anche laddove, ci sono stati temi potenzialmente divisivi, ci siamo sempre confrontati con grande rispetto.

In questi giorni, durante questa importante campagna elettorale, sono stati requisiti alcuni lenzuoli stesi alle finestre che esprimevano opinioni di dissenso. Non è importante verso chi fosse il dissenso ma l’azione che ne è conseguita che mi ha fatto molto pensare. Da quando ho l’età della ragione non avevo mai visto nulla di simile e per la prima volta da quando esiste Facebook, prima di esprimere un’opinione sulla mia pagina personale, ho avuto un attimo di timore per le possibili conseguenze. È stato un attimo ed il timore è immediatamente passato ma quell’attimo mi ha fatto pensare a che mai fino ad allora avevo compreso nel profondo quanto sono stata fortunata a poter vivere la mia vita in uno stato democratico che, tra le garanzie importanti da offrire a tutti, ha messo in prima linea la libertà di opinione.

Non devo averla pensata così solo io, visto che, subito dopo, sui balconi e sulle finestre di diverse città italiane sono apparsi tanti lenzuoli che, con la fantasia che ci è propria, hanno espresso una condanna colorata e divertente ma ferma alla discutibile modalità con cui si è pensato di far tacere il dissenso. Quello che voglio dire è che, da qualunque parte politica stiamo, il bello è poter sempre dire la nostra. Non ce lo dimentichiamo. È l’eredità più importante che abbiamo avuto in dono.

Buona giornata!

Stiamo avanti

IIeri l’altro un’amica mi racconta un esilarante scambio con suo figlio poco più che decenne.

‘Mamma, Veronica mi ha detto se quando ci vediamo ci diamo un bacio’, ‘E tu che le hai detto?’, ‘Che non se ne parla, che mi fa schifo’, ‘E lei che ti ha risposto?’, ‘Che è proprio innamorata di me perché fa schifo pure a lei’.

Lo mando a Roberto e lui mi scrive, ‘Stupenda, comunque, come al solito, le femmine sono sempre un passo più avanti…’

Aggiungo solo che:

  1. quel passo in più resta tutta la vita e non si capisce perché, invece, si finisca per mettere sempre e solo gli uomini ai posti di comando in ogni dove;

  2. come dico a mio figlio, gemello diverso del protagonista, un giorno rideranno amaro ripensando a queste e ad altre occasioni perse.

  3. la risposta di mio figlio, nel suo caso riguardava il respingere una bambina che lo corteggiava senza successo, è che mi sbaglio. Che lui non si sarebbe mai pentito perché quel no era per sempre e di non farmi/ci illusioni.

  4. sappiamo che invece lo faranno eccome, e lo racconteranno finanche ai nipoti (‘c’era una che mi voleva sposare e io la respinsi…’ ‘nonno quanti anni avevi?’, ‘10’😂)

Buongiorno!☀️

Remise en forme (2)

E poi, dopo un inverno duro, durissimo, in cui spesso mi sono sentita sopraffatta da persone e eventi, è finalmente arrivata la primavera. Fredda, piovosa, che non sembra nemmeno primavera, e che quindi mi offre ancora qualche momento utile per completare la remise en forme.

La dieta procede bene, ho cominciato a camminare come se mi dovessi allenare per il cammino di Santiago (che poi a pensarci bene, è tanto che lo dico…), ho virato il rosso dei capelli su una tonalità ancora più decisa, la mia amica, mani di fata, si sta occupando, con fatica, di fugare l’odiata cellulite, ho ridato luce alle mani e, dulcis in fundo, domenica mi hanno regalato tre ore di relax in una SPA che, fosse per me, non sarei più tornata a casa. Perché va bene lo yoga, la mindfulness, la lettura, il teatro, il cinema e una mostra ma se una ‘mostra’ ti ci senti tu, il resto non te lo vivi mai bene abbastanza. Come mi ha detto un medico, a cui spiegavo la mia teoria del grasso che la cattiveria altrui ci appiccica addosso (😃): ‘ha ragione a prendersi cura di se stessa perché ogni giornata inizia sempre davanti ad uno specchio. E se quello che vediamo non ci piace, non inizia bene’. Facile e immediato, vale anche per il riflesso dell’anima non solo della faccia, ma è verità.

Non è facile decidere di riprendere la situazione in mano, soprattutto quando sembra un’impresa improba, ma la difficoltà sta solo ad iniziare. Poi quando i risultati cominciano a vedersi si innesca un circolo virtuoso che attenua la fatica. Da prevedere anche cadute intermedie ma l’importante è fissare l’obiettivo e volerlo raggiungere. Una volta tanto, mettendo al centro solo noi. Che all’inizio ti senti egoista e poi ci prendi gusto. Perché un altro effetto collaterale è che, se ti sottrai non per strategia ma perché davvero ti stai concentrando su altro, si smette di darti per scontata ed è una sensazione fantastica, che solo per quello varrebbe la pena di iniziare. Provare per credere.

Roberto stamattina si è superato.

Buongiorno! ☀️

Auguri mamme!

La più bella notte della settimana non è quella del sabato ma quella del venerdì, almeno per me che non lavoro il sabato, perché dopo quella ce n’è ancora un’altra senza sveglia. Però svegliarsi, quando piove come oggi, e non dover uscire è veramente un grandissimo regalo.

E a proposito di regali, un augurio speciale a tutte le mamme del mondo, quelli che i figli li hanno messi al mondo e soprattutto quelli che al mondo li sanno tenere. ❤️

Guerre intestine

Ieri sera mi sono addormentata prestissimo, come sempre mi accade dopo giornate adrenaliniche, come quelle che concludono periodi di lavoro intenso. Dormo profondamente 4-5 ore, poi mi sveglio nel cuore della notte e riesco a riprendere sonno solo all’alba, dovendomi poi svegliare solo un’ora dopo. Con l’unica certezza che sarà una giornata tanto difficile. Sono le 4. Mi sono fatta una camomilla, che a dare retta alle nonne non si sbaglia mai, e sto qui avvolta da un insolito silenzio. Marco ha dormito dai nonni anche se meglio sarebbe dire emigrato. Mi viene in mente che sono giorni che non gli rimetto a posto la stanza perché ho deciso che è più importante la sua necessità di capire che è suo dovere mettere in ordine più della mia di vedere tutto a posto. Ingenuamente, all’inizio, ho pensato bastasse chiudere la porta e soprattutto gli occhi mentre si chiude per vederlo capitolare dopo pochi giorni. Ed invece è già passata una settimana: il letto è una cuccia, penzolano vestiti dai cassetti e da una valigia che non ha ancora sfatto. Il pavimento è tappezzato di jeans, felpe, qualche libro e lo zaino di scuola. Lo so che anche a lui da fastidio ed ero certa che ci fossimo quasi e invece…. invece sì è giocato il jolly con i miei genitori che lo hanno accolto a braccia aperte e gli riserveranno anche coccole che qui avrebbe visto con il lanternino. La sua stanza però resta così. Non gli ho neanche aperto la finestra. Vero è che per il we starà dal padre e quindi potrà nuovamente evitare, a parte domani, l’antro puzzolente ma stavolta, visto che la lotta si è fatta dura, ho comunicato che dovrà anche occuparsi del lavaggio e dello stiraggio delle sue cose. E con il ritmo di cambi che ha, conto che l’autonomia che gli resta sia parecchio scarsa. È evidente che questa situazione mi reca molto disagio ma visto che il pargolo punta su questo, non posso che considerarla un’opportunità per prendere ulteriormente le cose con scioltezza. E se verrà qualcuno a trovarci all’improvviso, che non è mai successo ma è l’incubo ricorrente inoculato da un’educazione antica, ce ne faremo una ragione. Anzi magari servirà per offrire all’erede uno stimolo in più.

La partita di scacchi continua. Si accettano scommesse…

Buona giornata! ☀️

Ho preso il disegno di Roberto dalla raccolta paroledimaru

Tutta la vita dietro ad un dito

Conosco Alex dai tempi del liceo. Uno, allora come oggi, fuori dal coro, attratto dal fuori confine come reale cittadino del mondo e sempre con un progetto creativo in mano, molto prima che si parlasse di Start up. Non ci siamo mai persi. Ci siamo, in verità, frequentati a singhiozzo ma non abbiamo mai bucato un momento importante reciproco. Come il suo matrimonio con Carmen, la donna di cui si è innamorato lui ma anche io. Va ammesso che si è sempre molto critiche con le fidanzate degli amici, o almeno io lo sono. Le si accoglie subito con affetto per trasposizione ma poi le si scannerizza fino all’ultimo pixel. E di solito, dopo frequentazione e attenta analisi, avrebbero sempre potuto essere meglio. Ma non Carmen. Una creatura incantata e incantante, con un sorriso che parte dalla bocca ma si specchia negli occhi, una che cammina così leggera da non immaginarne i piedi per terra e con una voce così dolce e magica da poter doppiare una fata o una principessa Disney. Da qualche anno, Alex e Carmen hanno anche Kyra, un cane che non poteva non somigliargli, a cui piace esplorare e non si rassegna a non avere la parola. E tutti e tre, anche Kyra a suo modo, tra le altre mille cose che fanno, scrivono storie. La scorsa settimana è stato pubblicato il primo romanzo di Alex e Carmen e ovviamente, non potevo non comprarlo subito per curiosità, per affetto e amicizia ma anche e soprattutto perché una coppia che riesce in una prova così difficile come quella di condividere un progetto di scrittura merita, già solo per questo, tutta l’ammirazione possibile. Visto che la maggior parte delle coppie non riuscirebbe a scrivere insieme nemmeno una ricetta di cucina.

L’ho comprato e poi ci ho passato insieme una domenica in totale solitudine. Io e lui. Ed è stato bello, emozionante, divertente, commovente e foriero di pensieri e riflessioni. È la storia di Sebastiano ma, come dice Alex, anche la storia di ognuno di noi, perché anche solo per qualche ora siamo stati tutti un po’ Sebastiano. Un personaggio che ti entra nel cuore. Uno di quelli che sai ti mancherà quando leggi l’ultima pagina.

Il libro si intitola ‘Tutta la vita dietro un dito’ ed è stato pubblicato dalla Salani e gli autori sono Verde e Oriani.

Ho chiesto a Roberto se questo titolo lo ispirasse e lui ha tirato fuori questo disegno di un dito che impalla una scena di vita. Non è la copertina del libro, che è molto intrigante anche quella, ma il nostro modo per fare un grande in bocca al lupo ad un bel progetto e ad una bella storia. Quella di Sebastiano ma anche quella di Alex e Carmen.

Buongiorno! ☀️