Niente principi e principesse

Mio figlio è in gita. Sono tornata a casa alle 19 e mi sono addormentata potendo assecondare, per una volta, la stanchezza. Mi sono svegliata di soprassalto alle 23 con lo squillo di un messaggio che per mittente e contenuto non era affatto simile ad un bacio. E niente a noi le favole ci hanno rovinato da piccole. A 52 anni ho capito che se volevano creare aspettative con un minimo di soddisfazione, le storie per bambini avrebbero dovuto parlare non di principi e principesse ma di rompicoglioni. Tanti, infiniti. Sono loro quelli che ti svegliano. Solo loro. 😂😂😂

Scarface a matita

Ieri Roberto mi manda un messaggio con su scritto: ‘vuoi vedere una cosa orrenda?’ E al mio sì, mi invia una foto della sua faccia, post operazione, con due cicatrici fresche che sembrano, precise, quelle che vediamo in giro ad Halloween. Gli scrivo di stare tranquillo che presto si rimargineranno e che gli uomini con lo sfregio hanno sempre acchiappato più degli altri. E subito come risposta mi arriva il disegnetto con Roby modello Scarface, l’indimenticabile cicatrice del cinema, armato di una bella matitona, l’unico strumento contundente che mai potrebbe usare.

Ecco questo per raccontarvi di questo nostro strano rapporto fatto di parole (poche), battute e prese in giro, disegnetti e un’amicizia profonda che ci fa capire, l’un l’altro, anche attraverso questi pochi grugniti. Un grandissimo regalo del mondo.

Buona domenica! 😘

Alessandra e l’interruttore

È stato un inverno impegnativo che mi ha lasciato tanto peso addosso non solo metaforico.

Ero a pranzo con Alessandra qualche giorno fa, sull’orlo della disperazione per l’ennesima assurda situazione in cui mi ero trovata per distrazione dovuta alla stanchezza, e lei mi ha parlato ma più che altro mi ha guardato con una faccia che mi ha detto più di mille parole. Il messaggio è stato chiarissimo: riprenditi tempo ed energie che stai disperdendo e molla chi ti succhia la vita e ti lascia il grasso.

Sono i momenti del clic. Quelli dell’interruttore. Che un secondo prima pensavi di essere morta e il secondo dopo hai una pianificazione puntuale su cosa fare e come invertire la tendenza. Nel giro di una giornata, ho preso appuntamento con una nutrizionista da cui sono già andata, ho lasciato la macchina per andare a lavoro e ovunque altro (in due giorni 30 km), ho pianificato i massaggi residui di un pacchetto che non ero più riuscita a fare e anche il parrucchiere. E soprattutto ho deciso di isolare, da subito, il rumore di fondo per sottrarmi, fisicamente o virtualmente a seconda dei casi, a chi mi ha utilizzato, consapevolmente o meno, come un secchio della spazzatura in cui gettare frustrazioni, pretese, sensi di colpa, fatiche.

Obiettivo ‘senza se e senza ma’, redistribuire gli spazi. Tutti. E abbandonare i pesi inutili e senza futuro. Perché se ho capito una cosa, è che le fatiche non pesano se hai davanti una motivazione, un progetto. Quelle di per sé, quelle incomprensibili, sono inutili sacrifici che non valgono mai la pena. Vanno evitate se siamo lucidi e abbandonate, appena consapevoli, se ci si siamo caduti in mezzo per qualche motivo. Qualsiasi. E le energie recuperate vanno canalizzate, da subito, su obiettivi positivi e visibili per sovrascrivere il nulla.

Serviranno almeno due mesi per vedere i primi risultati ma so che la maggiore difficoltà era quella di prendere consapevolezza profonda e ci sono. Vi consiglio, in momenti di crisi, la (bella) faccia di Alessandra. Se quest’anno arriverò ad una tardiva ma decorosa prova costume e soprattutto con la voglia di andare al mare, lo dovrò ad essa (la faccia intendo!).