È notte alta e sono sveglia

Sono le due e sto aspettando che Marco torni da una sorta di festa in discoteca a cui partecipava gran parte della scuola. Stasera ho fatto tardi in ufficio e mentre ero in macchina abbiamo intrapreso una discussione sull’orario di ritorno che si è posizionato, per la prima e dico ultima volta, sul coprifuoco condiviso dal resto della classe che poi ho scoperto dopo non fosse esattamente così. È vicinissimo a casa e sta con i suoi compagni, la situazione sulla carta è delle migliori ma resta il fatto che se per lui domani è festa, per me non lo è e mi aspetta una giornata che mi vedrà fuori di casa alle 6:30. Mi chiedo, ogni volta, come sia possibile che a me che ho sempre aborrito discoteche e glamour, mi sia toccato un figlio che ama ballare e che sceglie con cura ogni suo outfit (!) prima di uscire anche solo per andare a correre. E ogni volta mi rispondo che i nostri figli non sono noi e che quando si fanno dichiarazioni sulla ricchezza della diversità bisogna tener botta anche quando la diversità è questa. Ed è tanto lontana da noi. Perché è innegabile che anche l’amore per la diversità non è mai assoluto. Esistono diversità e diversità, quelle più facili e quelle meno o niente. Per capirci è un po’ come quelli che ti dicono che amano la ‘musica tutta’ (più figo di ‘tutta la musica’), pure la più incomprensibile dodecafonica, ma se gli nomini i neomelodici ti guardano male come se non fosse musica pure quella.

Certo è che di questi tempi questa riflessione non va molto di moda visto che oggi sono tornate a rischio pure diversità sdoganate e acquisite dopo anni di lotte. Tra un pensiero e l’altro, mio figlio è tornato, la porta di casa è chiusa e in pigiama siamo tornati uguali. Come lo siamo tutti quando ci prepariamo per la notte del quotidiano o quella eterna.

Buonanotte o buongiorno, come preferite.

Filosofia e terrapiattismo

Ho passato qualche ora tra sabato e domenica ad ascoltare Marco ripetere filosofia. Al liceo era la mia materia preferita e quando mi chiede una mano sono sempre contenta di poter passare di nuovo un po’ di tempo a riflettere sull’essere, sull’esistere, su Dio e sul mondo. Riflessioni che implicano uno sforzo intellettivo progressivo per raggiungere una soglia sempre più alta di comprensione. Un importante esercizio per la mente che ho sempre apprezzato, al punto che nella mia tesina di fine liceo scrissi che la filosofia si sarebbe dovuta insegnare in ogni tipo di scuola superiore, perché ti cambia l’approccio ed è una grande opportunità. In questo stesso week end mi è capitato di guardare un video di un uomo che crede nel terrapiattismo e di suo figlio ventenne che se prima aveva pensato che il padre non fosse nel giusto, ora ne sposava pienamente la causa. Due persone, che potrebbero essere nostri vicini di casa, che credono, insieme a migliaia di altri nel mondo, che ci sia una soglia della terra oltre la quale si precipiti nel vuoto e producono argomentazioni folli con una convinzione che lascia senza parole. Persone che credono nei complotto e che una ristretta cerchia di persone governi il mondo e voglia far credere agli altri qualcosa che in realtà non è vero. Insomma, come se il nostro mondo fosse una sorta di Truman Show.

Studiare filosofia, toccando ancora una volta la passione del pensiero, e vedere nello stesso tempo quel video e quelle argomentazioni irrazionali, mi ha acceso una certezza banale ma che mi piace ribadire. Ci sono uomini che hanno investito la loro vita per far fare un passo in avanti all’umanità e ce ne sono altri che investono la propria per farla tornare indietro. Occhio a distinguerli. Vale in tutti i campi. Anche nel quotidiano.

Buona giornata!

We don’t need another hero?

Durante una telefonata di allineamento sullo stato di salute Roberto, ci mettiamo a parlare dei ragazzini che in questi giorni riempiono tutti gli spazi media: Greta, Rami e per finire Simone di Torre Maura. Gli dico che è una bella risposta a quelli che parlano male delle nuove generazioni. Che le vedono iperconnesse virtualmente ma isolate dal mondo vero. Perché qui c’è la prova che i giovani, come dall’inizio dell’umanità, continuino ad esserne l’avamposto, nonostante chi è venuto prima, fin dai tempi di Socrate, le critichi aspramente. E continuo dicendogli che basterebbe ricordare come eravamo noi. Che giovani siamo stati noi e riflettere su che mondo abbiamo lasciato a questi giovani che ci hanno sostituito. Lui si spazientisce, mi dice che ho ragione ma che anche la retorica alla libro Cuore è fastidiosa. Che lui quei ragazzi se li abbraccerebbe uno per uno, che li apprezza moltissimo ma che ritenerli eroi è sintomo di un mondo di grandi che non va proprio, che non va lento o sta fermo come è accaduto in passato, ma sta tornando rovinosamente indietro. Che incapace di prendersi responsabilità, dichiara eroico e santifica chi mostra, attraverso il fare e il parlare o il solo essere, una verità sotto gli occhi di tutti, che il re è nudo. Come dire, i giovani fanno il loro lavoro, come sempre, siamo noi vecchi che stiamo facendo parecchio male il nostro. Che non abbiamo seppellito solo i sogni giovanili, come è sempre stato dalla notte dei tempi, ma ci stiamo anche sottraendo pericolosamente al decoro e alla saggezza dell’età adulta.

Da rifletterci. Buona giornata!☀️