La Befana e la meritocrazia che non decolla.

Come ogni anno cominciano i preparativi per il 6 gennaio. E, care le mie amiche, le battute – al pari di ogni anno- si sprecheranno.

Perché alla Befana non si guarda per il qualificato ruolo di portatrice dimeritocrazia (dolci ai buoni e carbone i cattivi) ma la si ricorda soprattutto per la sgradevolezza dell’aspetto legato all’età e alla situazione economica critica. 

Che poi – a vedere bene – le due cose sono legate: la poveretta a forza di promuovere il merito, e credere che prima o poi sarebbe tornato di moda, s’è fatta vecchia e ha perso tutto. 
Ricordiamoci che è una vera eroina quando stasera le prepareremo il caffè e latte: facciamolo con amore e lasciamole un biglietto affettuoso con scritto ‘grazie lo stesso’.

Disegno del mitico Roby, uomo meritocratico. 

Reale fine settimana 

  
E poi arrivo alla stazione convinta di poter anticipare il treno, di poter arrivare a casa ad un’ora decente ed invece no. I treni sono tutti pieni e sono costretta a passare più di due ore alla stazione. 

Dopo aver passato al setaccio tutti i negozi, cercando di ingannare il tempo, stramazzo su una delle sedie di metallo della galleria adiacente i binari, dove facce stanche, valigie, buste e zaini si susseguono senza soluzione di continuità. Mi guardo in giro, cercando di trovare qualcosa che mi distragga. Che mi tolga da dosso questo dolore dagli occhi gonfi di stanchezza e di lacrime senza successo.

I momenti di calo della tensione sono i peggiori. Ti costringono a fare i conti, tutti, quando sei talmente a pezzi che non riusciresti a vedere rosa neanche una vincita al Superenalotto, figurati un periodo complicato come questo.  Mi sa che qualcuno mi ha sentito dire che mi piacciono le sfide e deve avermi presa un po’ troppo sul serio. A questo punto rettifico: mi piacciono le sfide ma anche sorprese e regali.

A proposito di sorprese e regali ieri quando sono arrivata nella mia camera in albergo, ho trovato 3 rose rosse. Pensavo al solito (😜?!) ammiratore e invece no. Due persone speciali avevano pensato di spedirmi il loro affetto. E sono sicura che neanche loro avrebbero mai potuto immaginare quanto quel gesto mi avrebbe fatto piacere. Ed il tortino al cioccolato, con cui ho concluso la cena solitaria, ha fatto il resto. 
 

Mi viene in mente quando ho iniziato a viaggiare per lavoro e detestavo cenare da sola. A volte preferivo evitare piuttosto che stare li, imbarazzata, a mangiare senza nessuno con cui condividere quel momento. Quanta tenerezza a ripensarci. Oggi mangerei pure in mezzo ad un crocevia come Calindri ai bei tempi del Cynar.

La settimana si è conclusa con tanti sentimenti ed emozioni contrastanti. Alti e bassi senza passare dai medi.  Pensieri che affollano la testa senza pietà. Passo dalla didattica innovativa al cambio di stagione, dal treno da prendere lunedì alla ricetta per far fare le analisi a Marco, da questo viaggio di ritorno pesante e faticoso, e non solo per la stanchezza, alla spesa da fare. 

Il treno è pieno di bambini che frignano, si lamentano, urlano. Per evitare effetti da sindrome di Erode mi sono presa un bicchiere di prosecco, ho buttato la testa indietro e sto provando a rilassarmi. Magari mi addormento. Magari russo. Magari vinco io.

    Il peggio è per chi muore

    Mi piacerebbe che quando toccherà a me non sia così. Che io sia soddisfatta di quello che ho vissuto e che quei pochi affetti che lascerò, visto che vorrei essere tra gli ultimi ad abbandonare la nave (!), si dispiacciano un po’ anche loro.

    Peggio per nessuno. Mi piacerebbe solo, per me che vado e per chi resta, tanta nostalgia per quel che di bello c’è stato.  

    Post perfetto per il 2 novembre. Lo riproporrò! 

    Buongiorno, stamattina è andata così.