Imbarazzo

In molti, dopo la manifestazione dei ragazzi per mettere attenzione sui cambi climatici, hanno contestato soprattutto Greta, la giovane ambientalista che ha innescato questo grande movimento. Gente che pensa di potersi permettere un giudizio e non è vero. L’ultima moda, infatti, è quello di chi non capisce nulla, si sente un genio e da giudizi stitici o asfalta pubblicamente chi vale molto più nel tentativo di darsi un tono. Di riflettere per qualche secondo la luce di chi potrebbe accecarli solo se se lo volesse. Si tratta di uomini e donne inutili e inconsapevolmente imbarazzanti.

Greta ha aperto a tutti gli occhi, anche mettendo in scacco i grandi su ciò che gli è più caro a questo mondo: i figli. Senza tanti giri di parole, dritta al punto. Ci ha detto che se è vero che li amiamo, dovremmo occuparci della salute del pianeta che gli stiamo lasciando. Non farlo significa che non li amiamo così tanto. Come darle torto?

Eppure c’è chi è contro, chi la vede inquietante, chi la metterebbe sotto con la macchina, chi la detesta. Giudizi di persone che non servono, che puzzano e che andrebbero smaltiti. Erano troppi per mettere una foto singola abbiamo optato per una foto di gruppo.

Buona domenica ❤️

La scelta di essere migliori.

Ieri ho ascoltato, in un evento dedicato ai ragazzi delle scuole superiori, la testimonianza dell’orrore vissuto da Liliana Segre nel campo di Auschwitz. Fino a ieri avevo letto libri, visto documentari in TV, film al cinema e anche visitato la casa di Anna Frank ad Amsterdam ma mai, mai, fino a ieri, avevo sentito parlare dal vivo una persona che quell’esperienza l’aveva vissuta sulla pelle. Nelle sue parole, il racconto dei fatti si è alternato a domande senza risposta sul comportamento umano e a considerazioni non scontate che mi hanno davvero scombussolata. Questa donna bellissima dall’aspetto fragile come una velina, ha raccontato ciò che ha vissuto con una forza inaspettata, potente; l’espulsione da scuola perché ebrea, poi la deportazione, il viaggio con il padre in un vagone con un solo secchio dove poter fare i bisogni, primo passo di sottrazione della dignità, poi la divisione tra uomini e donne all’arrivo che fu l’ultima volta in cui lo vide, la fortuna di essere scelta per lavorare e la gioia delle visite in cui risultava idonea perché significava poter continuare a vivere, il senso di colpa per non aver avuto il coraggio di dare coraggio ad una giovane donna che quella visita non l’aveva superata e poi la liberazione e per la prima volta, dopo un anno e mezzo di insulti, prevaricazioni e violenze parole di compassione emozionanti come carezze. Ci ha detto che da allora sono passati più di 60 anni e ancora si chiede il perché sia successo senza potersi dare una risposta, e che non si è mai tolta il tatuaggio con il numero di riconoscimento per restare, finché non morirà, testimone vivente di quella tragedia. Che togliere il nome è il primo passo per annullare qualcuno. Che poi chissà se è nato da questo l’espressione dispregiativa di chi considera gli altri non delle persone ma dei numeri. Che è sempre possibile fare una scelta, che in pochi ne fanno mentre in molti sono pronti a salire sul carro dei vincitori. Che non solo chi commette atti come quelli è colpevole ma anche chi non fa nulla per impedirglielo. Che quando si è ridotti ai minimi termini dell’umanità, la voglia di sopravvivere ci può indurre a fare o a pensare qualcosa di cui continueremo a vergognarci o a sentirci in colpa per la vita. Perché, e questo il messaggio più potente che mi è arrivato dritto nello stomaco, nessuno vuole morire. Anche nei momenti di peggiore prostrazione, solo pochi lo vogliono veramente. Tutti vogliamo vivere, continuare a vivere. Perché c’è sempre un motivo meraviglioso per farlo. Anche solo vedere, ascoltare e sentire il profumo della natura che a primavera si risveglia.

È da ieri che penso a quella domanda senza risposta sul perché alcuni siano capaci di tanta violenza e brutalità e che altri possano consentirglielo. Che sia possibile che alcuni trattino in modo non rispettoso altri uomini, fino agli estremi di torturarli e ucciderli, ritenendosi migliori per qualche casuale caratteristica di contorno, non essenziale, come il colore della pelle, il genere, la salute, la religione, ma anche l’età, la posizione sociale, o la parte di mondo in cui si è nati.

Ritenendosi migliori e dimostrando, con i fatti, in modo oggettivo, di non esserlo.

Buongiorno per oggi e per tutti quelli che verranno. Perché ha ragione la senatrice Segre, la vita può sorprenderci con la sua bellezza anche nei momenti più bui.

Riprendetevi quello che vi spetta

Oggi migliaia di ragazzi scenderanno in piazza per tentare di fermare le azioni criminali che stanno cambiando il clima. Per molti di loro sarà la prima manifestazione, molti di loro lo faranno per non andare a scuola, molti di loro sono informati e hanno trascinato i loro amici, altri non sanno neanche bene quali le cause contestate e quali gli effetti temuti ma ci vogliono comunque essere. Per molti di loro sarà la prima volta, come per il mio. Oggi millenials e Zgen sperimenteranno la piazza vera. Il calore del camminare uno a fianco all’altro, la forza di qualcosa che si dice tutti uniti, l’emozione di essere tutti lì per gridare ai grandi di lasciargli non un futuro migliore ma proprio un futuro. Torneranno diversi. Sono sicura che, anche i più ignari, torneranno con la certezza del pericolo ma anche quella di poter fare qualcosa tutti insieme: lanciando messaggi nelle piazze virtuali ma anche scendendo nelle piazze vere. Scopriranno le potenzialità dell’analogico con lo stesso stupore di quando noi abbiamo scoperto il digitale.

E da oggi, credo, nulla sarà più come prima.

Buona giornata ragazzi, riprendetevi quello che vi spetta e fateci sentire in colpa. Ce lo meritiamo.