Reale fine settimana 

  
E poi arrivo alla stazione convinta di poter anticipare il treno, di poter arrivare a casa ad un’ora decente ed invece no. I treni sono tutti pieni e sono costretta a passare più di due ore alla stazione. 

Dopo aver passato al setaccio tutti i negozi, cercando di ingannare il tempo, stramazzo su una delle sedie di metallo della galleria adiacente i binari, dove facce stanche, valigie, buste e zaini si susseguono senza soluzione di continuità. Mi guardo in giro, cercando di trovare qualcosa che mi distragga. Che mi tolga da dosso questo dolore dagli occhi gonfi di stanchezza e di lacrime senza successo.

I momenti di calo della tensione sono i peggiori. Ti costringono a fare i conti, tutti, quando sei talmente a pezzi che non riusciresti a vedere rosa neanche una vincita al Superenalotto, figurati un periodo complicato come questo.  Mi sa che qualcuno mi ha sentito dire che mi piacciono le sfide e deve avermi presa un po’ troppo sul serio. A questo punto rettifico: mi piacciono le sfide ma anche sorprese e regali.

A proposito di sorprese e regali ieri quando sono arrivata nella mia camera in albergo, ho trovato 3 rose rosse. Pensavo al solito (😜?!) ammiratore e invece no. Due persone speciali avevano pensato di spedirmi il loro affetto. E sono sicura che neanche loro avrebbero mai potuto immaginare quanto quel gesto mi avrebbe fatto piacere. Ed il tortino al cioccolato, con cui ho concluso la cena solitaria, ha fatto il resto. 
 

Mi viene in mente quando ho iniziato a viaggiare per lavoro e detestavo cenare da sola. A volte preferivo evitare piuttosto che stare li, imbarazzata, a mangiare senza nessuno con cui condividere quel momento. Quanta tenerezza a ripensarci. Oggi mangerei pure in mezzo ad un crocevia come Calindri ai bei tempi del Cynar.

La settimana si è conclusa con tanti sentimenti ed emozioni contrastanti. Alti e bassi senza passare dai medi.  Pensieri che affollano la testa senza pietà. Passo dalla didattica innovativa al cambio di stagione, dal treno da prendere lunedì alla ricetta per far fare le analisi a Marco, da questo viaggio di ritorno pesante e faticoso, e non solo per la stanchezza, alla spesa da fare. 

Il treno è pieno di bambini che frignano, si lamentano, urlano. Per evitare effetti da sindrome di Erode mi sono presa un bicchiere di prosecco, ho buttato la testa indietro e sto provando a rilassarmi. Magari mi addormento. Magari russo. Magari vinco io.

    Il buongiorno del 20 settembre

    Ieri sera con Marco ci siamo fermati a cena con i ragazzi con cui fa sport e con le loro mamme (e anche con qualche papà). Il venerdì, quando sta con me, capita sovente. Lui sta bene e pure io. Ieri era la prima volta dopo le vacanze. Sul tavolo-mamme sono stati allegramente toccati, in poco più due ore, un numero di argomenti inumano. Tutto in superficie senza poter o voler approfondire. Quando ci si rivede dopo l’estate, in qualunque contesto preveda socializzazione, il tempo sembra sempre poco per riallinearsi e le conversazioni si snodano confuse e sincopate. Si passa velocemente dal nuovo orario delle lezioni al ‘chi sta con chi’ in squadra, all’auto nuova da comprare o alla vecchia da tenere che poi si vedrà. Dalle nuove scuole, in cui i figli sono appena approdati, a quelle da cambiare, subito, senza ripensamenti. Dall’incapacità di ritrovare il ritmo invernale, perché fa troppo caldo, a qualche racconto su come si sono passate le ferie. Dai buoni propositi alle diete che funzionano (subito!). E immediatamente dopo, alle ricette delle crostate tutte burro, zucchero e marmellata da allungare con il rhum. Da cani da far accoppiare che scatenano divertenti e umane assonanze, a nuovi colori dei capelli e ad una coerenza cromatica da non sottovalutare per evitare distonie in chi ci guarda. Dalle borse, ‘che chissà se trovo ancora quella che ho visto e mi piaceva’, alla luce pulsata, alle pulsioni, alle pulsazioni. Risate. Occhi attenti. Occhiate complici. Sorrisi. Risate.
    Conversazioni di frontiera ancora abbronzate. Ci sarà tempo per i ‘Come stai’ veri. Per le chiacchiere più serie. Per le confidenze più intime. Per le incomprensioni e i chiarimenti. Il nuovo anno è appena iniziato. Ieri è stato solo il primo giorno di scuola. E se il buongiorno si vede dal mattino, sarà un successo pure stavolta.

    Il buongiorno di oggi, però, è per Pier Paolo e per il suo papà che ci ha salutato un paio di giorni fa. Quando l’ho chiamato al telefono per abbracciarlo virtualmente, mi ha detto che il fatto che il papà fosse anziano e non stesse benissimo non rendeva la perdita meno dolorosa perché uno li vorrebbe sempre immortali. Ci ho pensato. Vero. Anche se va aggiunto che i genitori questo desiderio di immortalità da parte dei figli se lo guadagnano faticosamente sul campo. Non è scontato. Non è gratis. Mai. Onore a chi se lo guadagna. Onore a papà Roberto.

    Il buongiorno del 9 agosto

    Amo i piaceri della vita. Tutti. Tra questi il buon cibo e il buon vino. Che però non avrebbero lo stesso sapore senza un’ottima compagnia. E, a tale riguardo, non disdegno, se capita, anche solo me stessa.
    E ieri sera il piacere degli uni e dell’altra, non in solitaria, hanno raggiunto davvero un altissimo livello anche per la splendida terrazza con vista dove la cuoca ha apparecchiato una meravigliosa tavola da stravincere a ‘Cortesie per gli ospiti’. Una tavola elegante e profumata, quattro amiche stanche ma con la voglia di stare insieme, una cagnetta vivace a raccogliere briciole volontarie e non, candele, piante e tende di garza bianca annodate con finta distrazione a difendere la privacy dell’immagine ma non quella dell’audio. Sonoro impossibile da difendere con quattro donne prese da una conversazione e soprattutto divertite in modalità progressiva.
    Bellissima serata. Sul finire comincio a starnutire. Qualcosa nell’aria deve aver avviato la mia allergia. Non ci bado. Al ritorno in macchina gli starnuti sempre più frequenti mi inquietano perché mi costringono a chiudere gli occhi in modo ravvicinato mentre percorro l’Olimpica con a bordo le altre due amiche e non mi piace. Penso all’imbarazzo di dover spiegare la cosa in caso di tamponamento e l’immediata prova del palloncino a cui mi avrebbero sottoposto. Riesco a riportare tutte sane e salve a casa me compresa e dopo aver mandato il tradizionale messaggino del tutto a posto e buonanotte alle altre e mi accascio distrutta sul letto. Ma non è finita, dopo due ore mi prende un attacco davvero feroce di allergia che mi costringe crudelmente ad aprire gli occhi e che riesco a sedare solo con un abbondante dose di antistaminico (che pensavo di non avere ma fortunatamente non mi arrendo a cercare) e diverso tempo passato con gli occhi sbarrati a guardare il soffitto.

    Questo per dire che quando ti dicono basta aspettare: le cose succedono quando meno te le aspetti non siate ingenue e state sempre in campana!. Soprattutto tenete a portata l’antistaminico.

    Buongiorno!