Il buongiorno del 25 novembre

cinderellaCi sono giornate in cui si accumulano episodi che riuscirebbero a far stare male anche solo se accadessero uno per volta e diluiti nel tempo. E che tutti insieme provocano un dolore così profondo da non riuscire più neanche a sentirlo. Come le ustioni più gravi che distruggono le terminazioni nervose. Perché di fronte alla mancanza di attenzione, di rispetto, di considerazione; di fronte all’essere una questione secondaria da sacrificare rispetto a più alti personali obiettivi; di fronte all’indifferenza nei confronti degli altrui sentimenti; di fronte alla mistificazione messa in atto per salvare inutili reputazioni; di fronte all’ingratitudine; di fronte per dirlo in una parola alla cattiveria – che se non è volontaria è anche peggio perché vuol dire fare del male a qualcuno senza un obiettivo ma per ignavia – anche una come me, che non la regala mai, va al tappeto e ci resta tramortita. E non gli va più di alzarsi. E sente addosso non una frustrazione ma la più grande delle incazzature. Quella di essere costretta ad interpretare senza soluzione di continuità il ruolo di Cenerentola. Ma non nella fase della catarsi. Sempre e solo nella fase pavimenti da lavare che prima o poi il ballo arriva. Quella che fa pena perché insiste e non se ne fa una ragione. Quella che è una povera illusa. Quella che pensa che prima o poi le cose cambieranno. Quella ridicola che si rialza ogni volta come uno di quei giochini a molla di quando eravamo piccoli.
Sono forte, lo so e me lo dicono in tanti. Mi alzerò anche questa volta come sempre. Ma ogni volta mi fa sempre più fatica. E lo ammetto, il sogno di farcela comincia a lasciare il posto a quello in cui qualcuno mi dica, ‘non ti preoccupare, d’ora in poi a te ci penso io . Con un gran finale, comprensivo di colonna sonora, alla ‘Ufficiale e gentiluomo’.
Non so se quest’ultima idea di romanticismo alla Baglioni sia più facilmente realizzabile di quella dello sturm und drang. A occhio e croce direi di no. Ma devo ammettere che in queste notti mi tiene compagnia più della seconda.

Buongiorno alle Cenerentole (e ai Cenerentoli) soprattutto a quelle/i ribelli. Buongiorno alle matrigne e alle sorellastre che tanto si sa che fine fanno. Ai Re e alle Regine. Buongiorno ai ciambellani e ai cavalli bianchi che a mezzanotte tornano sorci. Buongiorno a noi che nessuno ci ha detto che i sogni appartengono alla fantasia più delle favole e che non ci arrendiamo a vederli realizzati. Tutti. Che è l’unico modo per portarne a casa qualcuno.

 

Regalino di Roberto Luciano per farmi sorridere (e come al solito c’è riuscito!)

Carla e le sue scarpe

Carla è una di quelle donne che quando sorride non solo illumina la sua faccia ma anche tutto quello che le sta intorno. Quei denti bianchi e forti dicono tutto di lei. Della sua forza, del suo ottimismo. Della sua capacità di guardare oltre. Di vedere sempre una soluzione anche dove non sembrerebbe esserci. Ho conosciuto Carla per caso aspettando di fare un esame all’Università. Avevo studiato una monografia sbagliata e mi stavo disperando all’idea di dover saltare l’esame. Lei, perfetta sconosciuta fino a quel momento, si prese la briga di tranquillizzarmi dicendo che l’argomento era comunque quello e che se l’avessi ascoltata mentre la ripeteva a voce alta, c’era tempo prima che chiamassero la nostra lettera, me la sarei potuta cavare anche bene. E fu proprio così. Un 28/30 per me indimenticabile e che lei invece non ricorda proprio. Tant’è che se le chiedi, come vi siete conosciute, lei ti risponde, semplicemente, all’Università. Perché per lei, quell’approccio straordinario, non è nulla di che. È lei. È così.
Ci siamo perse per anni e poi ritrovate, protagoniste di vite simili per contenuto ma anche per approccio, da qualche tempo. Perché è vero che il mondo è proprio piccolo. O meglio è vero per quelli che non vogliono perdersi. E così ad inizio estate, in una delle giornate del mio periodo triste, abbiamo deciso di andare in vacanza insieme con i figli. Ha scommesso sulla mia ripresa a breve e mi ha dato fiducia. E io mi sono affidata. Ed aveva, ancora una volta, ragione lei.
Perché Carla è una di quelle di cui ti puoi fidare e su cui puoi contare perché non ti dice di sì se è no. Non offre pareri senza rifletterci. È una di quelle organizzate ma non pesanti. È flessibile e accogliente ma sa riconoscere ciò da cui tenersi lontana. Ama divertirsi ma senza eccedere. Educa con fermezza ma anche con gioia. Guarda lontano ma sempre tenendo conto dello stato dei suoi piedi.
È una, per capirci, che non si tira indietro rispetto a nessuna nuova strada. Di pensiero e materiale. Ma non affronta mai un percorso non battuto senza essersi prima cambiata le scarpe. Perché Carla è una che si butta ma sempre con le scarpe giuste. Ed è questo che sta insegnando alle sue figlie. Che una scarpa può cambiare la vita in un senso più esteso di quanto pensava Cenerentola. E che vista la probabilità remota che qualcuno te le riporti, è bene non perderle. Al limite si può prestarle alle amiche, come ha fatto con me. Al limite si può trovare qualcuno che abbia lo stesso passo e che vada nella stessa direzione ma che questo è possibile scoprirlo solo camminando. Solo continuando a camminare.

Le storie che non iniziano

Tante cose si sono scritte su quando finisce un amore. Non molte su quando non inizia. Parlo di quelle storie a cui non tocca un futuro. Quelle storie in cui le anime si sono toccate e riconosciute. E in cui non c’è stato bisogno di parlare per dirsi che era così. Un così che comunque non ha contato. Di quelle storie impossibili di un minuto, un’ora o 5 giorni che non si sono concesse al tempo e per questo, incorrotte dal quotidiano, restano nel cuore per sempre sulla fiducia. Intonse, lucide, brillanti. Mica come le storie vissute con i loro successi e le loro ferite, rovinate dal tempo e dalle intemperie.
Per come sono fatta, vivo di default senza farmi domande, il non vissuto non mi appartiene, capisco e rispetto il non vivibile ma credo che ci sia sempre una via d’uscita. Da trovare rigorosamente insieme.
Sono le favole ad averci rovinato. Quelle favole in cui è sempre l’uomo a salvare la principessa e a trovare soluzione alla ricomposizione di una relazione. Vedi il bacio del principe di Biancaneve o la ricerca di Cenerentola attraverso la scarpetta. Finzioni che hanno alterato le dinamiche del mondo creando inutili pressioni sui maschi e false aspettative nelle femmine. E non se ne esce. Gran peccato!