Stordimento e anestesia

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Sono arrivata in clinica alle 7. Da mezzanotte non mangio e non bevo. Ma tanto non mi andrebbe. Devo fare un intervento al setto, meno importante di quello dello scorso anno e con un anestesia più leggera ma a me l’idea non piace lo stesso. Anche se tutto avverrà in day hospital mi hanno assegnato un letto. Non ho messo il pigiama mi sa troppo di paziente. Mi sembra esagerato. Resto in tuta tanto poi, per la sala operatoria dovrò indossare il camice. Stamattina sono venuti a prendermi a casa i miei ma quando sono scesa ho preferito guidare io. La tensione non è ai massimi livelli ma c’é. E non avevo proprio la forza di fare il navigatore umano a mio padre. Parole dalla mia bocca davvero poche stamattina. Niente. In macchina loro hanno parlato (tanto), invece, per occupare un silenzio inusuale. Mia madre diceva allegra che voleva informarsi per fare l’ernia nello stesso posto mentre lui di rimando la sconsigliava affermando con forza che l’ospedale offre certamente più garanzie di una clinica. E che lui in una clinica non ci sarebbe mai andato. Parlavano come se non ci fossi. Tanto impegnati ad essere leggeri e a non far pesare la preoccupazione, hanno scavallato, sono andati oltre. Perché loro sono così. Non li fermi.
Ora sono qui. Mi sono infilata comunque sotto le lenzuola. Sento freddo. Sono passate 4 ore ma sono volate. Ho girato tra i blog che amo, ho letto la posta e le news amicali su Facebook. Ma anche i messaggi affettuosi e scanzonati di chi mi vuole bene. Hanno aperto la porta. Forse mi sono venuti a prendere. Ho sonno e me lo sono tenuto per arrivare naturalmente stordita al sonno artificiale. Per attenuare le resistenze o forse perché io sono quel tipo di persona che si prepara sempre per un esame. Anche quello del sangue. Falso allarme. Ho ancora un po’ di tempo. Spero non troppo. La vivace signora nella mia stanza, operata mercoledì all’anca e già in piedi, mi dice che la peggior cosa, alla fine, è l’attesa. Al momento non sarei in grado di fare una lista e le concedo la vittoria a tavolino. Ne riparliamo più tardi.

Il buongiorno del 25 dicembre

Ieri tante chiamate, messaggi, sorprese che mi hanno davvero stupita, soprattutto perché, davvero, non mi aspettavo nulla. Uno stato d’animo che mi ha permesso di esaltare i tanti momenti caldi e affettuosi della giornata e neutralizzare la fredda indifferenza di chi nella vita è stato parte di me ed ora si è confuso fra gli estranei. Anche tanti regali. Tra tutti, la mia nuova cover del cellulare che recita Comunque sognare rimane il più bel modo di aspettare il domani. L’ho subito amata perché mi ha ricordato il motivo profondo che mi ha spinto a lasciare la vecchia strada per iniziare il mio nuovo viaggio. Un viaggio da sola ma, finalmente, senza solitudine. Buon Natale!