Il buongiorno del 26 febbraio

Qualcuno mi faceva notare che non essere sempre in linea, non rispondere subito a un qualche stimolo di comunicazione scritta può essere oltre che una scelta, un’ottima scelta. Che questo essere sempre disposti al botta e risposta immediato o al confronto mediato da faccine a spiegare meglio i toni e le intenzioni, può essere rifiutato scientemente per dare maggiore valore allo scambio. Che rimandare il confronto ad un istante in cui sia possibile realizzarlo de visu può essere di maggiore soddisfazione. Posizione Interessante. Condivisibile. Anche vera.

Come è vero, però, che questo vale quando ci si conosce reciprocamente. In questo caso l’assenza di parole non imbarazza ed anzi è il termometro dell’armonia che si ha con l’altro. In tutti gli altri casi il silenzio che stronca un approccio o un flusso non parla e, se parla, allontana. E a volte è un peccato (a volte no!). Però voglio provare. Comincio con il ritardo del buongiorno di questa mattina. Un affettuoso buongiorno… in ritardo!

Solitudine 2.0

La rete ci mette tutti in contatto costante. O quasi. Tutti conosciamo la sensazione che si prova di fronte all’offline di qualcuno che cerchiamo. Un buco di informazione che suona libertà per chi è riuscito a sganciarsi e abbandono per chi resta. Solitudine 2.0.