Il buongiorno del 25 maggio

Ieri sera compro le pizze per Marco e il suo amico Sergio nella pizzeria sotto casa e mi accorgo che l’uomo che prende le ordinazioni e fa cassa, fa le somme con carta e penna. Lo guardo mentre concentrato mette in colonna le voci, tira la riga, somma e veloce compila la ricevuta fiscale. È bello vedere il suo viso concentrato nell’operazione. Un calcolatore ma innocuo. Ha un sapore antico che rende quel forno a legna più autentico. Quelle pizze più genuine. Quel locale con le tovaglie di carta e le bottiglie di coca di vetro, un posto in cui il tempo sembra essersi fermato. Un posto dove gli odori e i sapori sono quelli di quando ero piccola. Quelli giusti. Quelli di cui ieri sera avevo particolarmente bisogno. Mi sono accontentata degli odori. I sapori li ho saltati. Perché è tutto rimasto uguale tranne, purtroppo, il mio peso e la mia cellulite.
Buongiorno. Domenica è sempre domenica!

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