Il buongiorno del 22 agosto

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Ieri gita alle Grotte marine di Vieste. Saliamo su un barcone e un uomo moro, muscoloso (da fatica, non da palestra!) e abbronzato come un pescatore, ci assegna in modo rude i posti. E’ così che in meno di dieci minuti ci troviamo assiepati sui sedili di legno. Gli uni accanto agli altri. E tanto calore. Da sopra, calore del sole che è finalmente arrivato con la potenza estiva e ovunque, da qualunque lato, calore umano. Parte la barca. Il mare è leggermente increspato. Nonostante la situazione dantesca, lo spettacolo che passa veloce davanti ai nostri occhi è meraviglioso. In alcuni punto costoni di roccia solitaria, in altri vestita di vegetazione e poi ancora più coperta da alberi che sembrano sfidare la gravità per specchiarsi nel mare. Arrivano gli schizzi dell’acqua. I più piccoli e i medi si divertono. I più grandi, mamme comprese, sono spiazzati da come si possa organizzare una gita con tutta quella gente su una barca senza copertura e a quell’ora. Vista anche la presenza di tanti bambini piccoli e piccolissimi. Sensazione che si trasforma in orrore quando alcuni di questi cominciano anche a vomitare. Dopo aver visto tutte le Grotte e anche Padre Pio sulla roccia, che ti chiedi se la visione non derivi dal fatto che stai perdendo i sensi, approdiamo per il bagno in una baia gremita come Woodstock ma senza cantanti. Per fare il bagno bisogna stare attenti ai barconi che continuano a portare persone. L’odore di nafta è nauseabondo. E sulla spiaggia, all’ombra della roccia a picco sul mare, un bel cartello ignorato da tutti, recita che la spiaggia è a rischio caduta massi. E quindi di tenersi a 30 metri, che non ci sono. Appena scese a terra, bastano 3 minuti per decidere di sovrascrivere l’esperienza affittando un gommone o similare per una gita solo per noi. Dopo aver visto la folla vera, ci sentiamo un gruppo agile. Decidiamo di chiedere aiuto al moraccione che scopriamo essere rude ma tenero e lui si propone di aiutarci. Tornati al porto ci porta ad un banchetto che con un prezzo di favore ci offre la situazione ideale. Barca unica per tutti e dodici e skipper. Andiamo al bar per decidere se fare mezza o tutta la giornata e offrire da bere al nostro eroe. Nel giro di un quarto d’ora decidiamo per la mezza, lo salutiamo e torniamo al molo per fissare. Il noleggiatore, in modo rozzo e aggressivo, ci dice di aver già venduto la gita a dei francesi, visto che a suo dire non gli avevamo lasciato un’opzione (!). Rimaniamo a bocca aperta. E in questi giorni non è nemmeno la prima volta.
Dopo aver girato senza successo alla ricerca di un’alternativa, decidiamo di rintracciare il moraccione con le poche informazioni che ci ha lasciato e lo troviamo. Rimasto sinceramente male per l’accaduto, chiama subito un suo amico per capire se ha una disponibilità: ‘ci sono delle signore…. delle ‘ragazze madri’…che vorrebbero affittare una barca… . Ci siamo guardate e non abbiamo fiatato non perché non facesse ridere ma perché è apparso chiaro e definitivo che il moraccione non era italiano. E, di fatto, avremmo potuto anche capirlo prima.
Ci lascia con la promessa che stamattina ci farà sapere. Ha chiamato ora. Ci ha trovato la barca e lo skipper. Si parte (forse)!
Buongiorno ai moraccioni rudi dal cuore tenero e a noi ‘ragazze madri’. Che a pensarci bene che siamo madri ci sta e quel ragazze è proprio un gran bel complimento!

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