Il buongiorno del 7 settembre

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Ieri al mare volava tutto. Ma con la mia amica, imperterrite, siamo rimaste sul lettino molto più a lungo non di quanto sarebbe stato opportuno ma di quanto sarebbe stato intelligente. Prese dalle chiacchiere continuavano a coprirci con vestiti e parei, a scansare i capelli dal viso, che nel frattempo mi si erano gonfiati da sembrare Medusa, a risistemare il telo con ambizioni da aquilone, senza pensare che ci sono giornate che, seppure ti sia fatta un po’ di chilometri per arrivare e seppure sia ancora troppo presto per tornare a casa, ti devi arrendere e andare via. Almeno, se proprio non ritieni sia tempo di ritirarti, risalire e posizionarti al bar. Questa era la situazione quando sentiamo una delle tante voci dei ragazzi africani che percorrono le nostre spiagge che ci offre dei calzini. Lo ringraziamo e gli diciamo che non ne abbiamo bisogno, e continuiamo il discorso che stiamo facendo, come abbiamo fatto per tante volte durante questa estate. Ma lui non se ne va e ci dice ‘Vi prego, ho fame’. Lo guardo. È magro, ha degli occhi neri e piccoli ma profondissimi che bucano i miei. Quella frase mi è arrivata dritta nello stomaco, è un grido di aiuto vero di quelli che non ti consentono di essere ignorati. Mi alzo e vado alla borsa e mi accorgo che anche la mia amica si è messa a cercare nel portafoglio. Compriamo quello che ci offre senza negoziare. Ci ringrazia in un modo che anche stamattina ancora mi risuona dentro e se ne va. Per qualche minuto non parliamo. Mentre stavamo lì a lottare contro l’idea che l’estate fosse finita, c’era chi lottava per la sopravvivenza.
E non è certo la scoperta del secolo, non è che non lo sai. È solo che quando qualcuno te lo ricorda, e in un modo tale che ti entra dentro, ti assale un senso di colpa che non sai come contrastare. Ti chiedi sempre cosa puoi fare. Ma poi, appurato che è un problema tanto più grande di te, ti rassegni al fatto di non poter fare nulla e ti volti dall’altra parte non tanto per indifferenza, credo io, quanto per protezione. Come di fronte al mistero dell’Universo. Stamattina non termino il mio buongiorno con nessuna conclusione. C’è poco da dire e molto da fare. Ma cosa? E chi guida?
Buongiorno senza aggettivi.

Foto di Elena Bertolotto.

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