Principesse e principi

L’altro ieri ho pubblicato un post in cui parlavo delle favole, come Cenerentola e Biancaneve, che ci avevano rovinato la vita sedimentando in ognuna di noi l’idea che, a prescindere fossimo diventate astronauta o esperte di fisica nucleare, prima o poi sarebbe arrivato un principe a salvarci dalla tempesta della vita. Molti i commenti da parte del genere femminile. Tutte concordi nel sottolineare la delusione rispetto a tale aspettativa, alcune ne hanno attribuito la responsabilità ai maschi poiché incapaci di incarnare l’ideale, mentre altre hanno riscontrato il problema negli stereotipi sociali che ci hanno impedito di vivere liberamente le relazioni senza ruoli precostituiti. Detto che mi trovo più in quest’ultima lettura, la cosa più divertente sono stati, però, i commenti off line dei miei amici che si sono molto risentiti dei giudizi severi delle signore che li hanno descritti come traditori di sogni, che mi hanno detto che se è brutto aspettare un principe che non si palesa, dover essere messi costantemente alla prova rispetto ad un ideale, non è certo più gradevole. E che è davvero assurdo che le relazioni debbano essere misurate su presupposti di pura fantasia quando già da sola la realtà è così difficile da sostenere. Lo hanno detto a me off line per evitare la bagarre. E forse il problema è tutto qui: le principesse e i principi raramente si incontrano. Ancora più raramente si parlano.

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