#noninmionome

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Ogni volta che i nostri figli escono di casa la sera, abbiamo sempre un minimo di preoccupazione. Siamo, invece, più tranquilli quando li sappiamo al sicuro. Per esempio a casa di amici. Ieri quando ho sentito le urla della mamma di Marco Vannini, dopo la sentenza che ha visto ridotta la pena all’assassino del figlio, ho pensato a quale incubo debba aver vissuto quella donna. Colpita a morte da fuoco amico. Il figlio ucciso, a casa della fidanzata, dal padre di lei e dal silenzio degli altri componenti della famiglia. Fidanzata compresa. Tutti abbiamo sentito quel dolore perché Marco poteva essere nostro figlio. Un ragazzo dal bel sorriso che è uscito un giorno da casa sua e non è più tornato. Che è morto non per un incidente ma perché non c’è stato nessuno accanto a lui che abbia avuto non tanto il coraggio, quanto un motivo per dire la verità. Nessuno che lo abbia amato in quel momento al punto da salvarlo. Neanche la ragazza da cui si credeva ricambiato e per la quale era lì quella maledetta sera. Ed è per questo che la mamma di Marco resterà per sempre nel nostro cuore. Perché era tranquilla sapendolo ‘in famiglia’. Come lo saremmo state tutte noi che pensiamo che i mostri non ci somigliano. Non ci possono somigliare. Che girano di notte ma fuori, non dentro le nostre case. Non dentro le case di chi dice di amarci.

#noninmionome

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