Volare via dal nido

E poi mi sveglio nel cuore della notte, cerco di ricordarmi chi sono, mi alzo per vedere se Marco rientrando ha chiuso la porta di casa a chiave. Mi affaccio nella sua stanza e lo vedo pacioso dormire nel letto mentre dal suo cellulare escono voci di qualche video che continua ad andare. Spengo il cellulare e mi fermo. Voglio frizzare questo momento in cui nulla si mette tra noi e posso guardarlo per tutto il tempo che voglio senza doverci discutere. Sorrido pensando ai suoi racconti, al suo modo stravagante di affrontare gli eventi, al fare sempre di testa sua ma anche alla sua pronta ammissione dell’errore per anticipare il ‘te lo avevo detto’. Lo guardo pensando alle nostre discussioni, al suo disordine, alle sue mille attività quotidiane e ai suoi pensieri che mi stupiscono sempre per il punto di partenza e quello di arrivo. Pensando che sta crescendo e che tra qualche tempo ripenserò con nostalgia anche alla sedia sepolta di vestiti. No, sto dicendo una scemenza: la sedia sepolta di vestiti è rinunciabile, come il disordine e i ‘boh, ma, non mi ricordo, niente’. Ma tutto il resto mi mancherà anche se sarà allo stesso tempo un momento bellissimo perché vorrà dire che è volato dal nido. L’obiettivo per cui ho lavorato, come ogni mamma, dal primo giorno che me lo hanno messo tra le braccia. Che è giusto che sia così ma sono contenta che manchi ancora un po’ di tempo prima che succeda.

Buona giornata!

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