E pure questa è fatta!

Eravamo rimasti che stavo andando all’aeroporto. Arrivata ho incontrato gli altri due colleghi che partivano con me: un caffè ed eravamo sulle nuvole sopra al mare, mezz’ora dopo atterravamo distanti mezz’ora abbondante dal posto dove ci aspettavano per raccontare, ad una platea di adolescenti (il peggior incubo di qualsiasi relatore 😁), progetti nati anche per loro. E solo mezz’ora abbondante per raggiungerlo. E niente, prendiamo la panda in affitto, mi fanno salire dietro, uno guida e l’altro gli dà indicazioni e, nonostante il mezzo familiare, non so se mi sento di più come una telecamera installata in un’auto da rally o con Starsky & Hutch. Che mi piacerebbe tanto esordire con i ragazzi con questa citazione ma poi mi dico che nessuno di loro saprebbe di cosa parlo e mi sento d’un tratto un pezzo da museo. In quella manciata di minuti, con chi si concentra sul percorso e chi lo indirizza, arriviamo. Parlo, il tempo di due chiacchiere con gli organizzatori e poi di nuovo fuori. Finalmente riusciamo ad uscire dall’apnea, ad apprezzare il sole, il clima fresco e prendiamo finalmente fiato. Ridiamo. Ma solo per poco. Riprendiamo l’auto e anche raggiungere il posto per mangiare diventa un’altra avventura: destra, sinistra; alla rotatoria la seconda uscita; non era questa, torna indietro… e poi finalmente (!) arriviamo di fronte all’immensità del mare, ci facciamo avvolgere dal suo profumo e dalla luce che riflette ed è pace. Benessere. Forse anche un po’ di felicità. Quella che dura sempre poco. Durante e dopo il pranzo Starsky & Hutch continuano a lavorare. E poco dopo anche il mio telefono ricomincia a squillare. Ma rispondere da un baretto vuoto con quel panorama davanti, sembra comunque vacanza. Il tempo vola e anch’io devo nuovamente prepararmi a farlo. Saluto i due che, dopo questa breve ma intensa convivenza, mi dispiace lasciare e mi trovo di nuovo sull’aereo. Il mio posto vicino al finestrino è già occupato, lo faccio notare alla ragazza che lo occupa ma contestualmente le dico che non ci tengo e può restare se vuole. La sua risposta non è gentile. Anzi mi sembra che dica qualcosa stizzita alla sua amica. Nella mia testa si avvicenda un portafoglio vario di reazioni possibili tra cui chiedere quale sia il problema senza voglia di saperlo ma poi opto per il silenzio. La giornata è stata talmente positiva che non merita certo rovinarla per qualcuno che nemmeno conosco. Mi siedo e quando si abbassano le luci per il decollo mi accorgo che le mie due compagne di viaggio si fanno il segno della croce, capisco meglio quel nervosismo di pre-volo che riconosco, chiudo gli occhi, mi godo al contrario quella corsa verso le nuvole e vorrei rassicurarle ma mi taccio perché tanto non servirebbe. Passato il momento critico, sento che quella più vicina a me chiede all’altra se chiedermi qualche posto dove poter mangiare. Il mio accento deve avermi tradito. Strano (!). Glielo scrivo. Sono simpatiche. Si raccontano e si prendono in giro a vicenda. Parliamo della diversa qualità di vita di chi vive in una grande città e rispetto a chi vive in provincia. E poi esce fuori che una di loro ha fatto tutto il cammino di Santiago. Le faccio domande, mi risponde. Deve esserci stato qualcosa di importante dietro ma non le chiedo cosa. Le brillano gli occhi. Quando le dico che fare il cammino è qualcosa che ho in testa da un po’, mi incoraggia e mi dice che posso farcela. Che ha visto anche gente con le stampelle farlo. Che non è una passeggiata ma vale la pena. Che è una grande occasione per togliere i rumori di fondo è ritrovarsi. L’amica del finestrino le dice che però lei non ci è evidentemente riuscita. Si mettono a ridere. Guardarle mi ricorda le mie amiche e quella complicità che non si può spiegare. Mi dico che ho fatto bene a tenermi. Che mi sarei persa qualcosa. Mi chiedono il mio numero e il nome per lamentarsi qualora non gli piaccia dove le ho mandate a mangiare. Glielo scrivo e dico che aspetto mi scrivano firmandosi, in modo che possa sapere anche i loro nomi. Ci salutiamo e mi chiedo semmai mi manderanno quel messaggio. Nel caso ve lo farò sapere.

Buongiorno!

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