Orchi, lupi e streghe

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Sono stata educata a non vedere mai la cattiveria nei comportamenti altrui. A pensare in primo luogo alle mie responsabilità nelle risposte degli altri o in alternativa a comprenderle con mille motivazioni possibili. È per questo che per me è stato davvero difficile riconoscere la cattiveria e condannarla in modo definitivo. Eppure, soprattutto negli ultimi anni, pur continuando per educazione a cercare di spiegarla, ho imparato ad etichettare le persone cattive e a schermarmi. E va molto meglio. Perché riconoscendole sto anche imparando a non consentirgli di ferirmi più in là della superficie. A trasformarmi in uno specchio per rimbalzarle. A togliere potenza alle loro azioni provando compassione per la loro poraccitudine. Che poi sono anche facili da rintracciare, sono quelle che non riuscendo ad esistere di per sé, preferiscono farlo a discapito di chi gli passa accanto. Sono quelle che si affermano usando il micro-umano potere, il denaro, le relazioni. Quelle che si sforzano di coprire con sorrisi di plastica, la predisposizione a non voler lasciare nulla, ad arraffare tutto. A sentirsi immotivatamente migliori e a provare soddisfazione nell’umiliare gli altri o forse meglio sarebbe dire, nel tentare di farlo. Brutta gente. Bruttissima gente. Che, oggi non ho dubbi, esiste. Le persone cattive esistono e la cattiveria prescinde dalle storie di vita. Non c’è nulla che possa giustificarla. Si può ammettere la cattiveria transitoria, episodi singoli in cui ognuno di noi è incappato almeno una volta nella vita e di cui però, ogni volta che ci pensiamo, ci vergogniamo. Ma non quella strutturale. In questo le favole sono molto rassicuranti: orchi, lupi, streghe fanno sempre una brutta fine. Ci voglio credere e continuare a pensare che una giustizia esista. Certo che se è come la storia del principe azzurro stiamo messi male ma chissà, magari stavolta ‘ste favole si riscattano.

Il disegnetto di Roberto è arrivato e corrisponde esattamente a ciò che avevo nel cuore! Grazie amico mio! ❤️

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