Noi e il coronavirus

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Nel giro di un fine settimana ci siamo trovati nel bel mezzo di quella che ad un primo sguardo potrebbe sembrare una prova generale di apocalisse. In un primo momento più che dalla paura, siamo stati tutti colpiti dallo sconcerto, e anche dallo stress, di dover riconvertire in modo repentino abitudini e programmi senza avere la certezza di fare la cosa giusta e di mettere così al riparo noi e i nostri cari dai maggiori rischi. Poi si è passati rapidamente ad approfondire. E lì a dover capire a chi dare la nostra fiducia, perché se è facile, quasi per tutti, individuare i virologi della domenica amici di allenatori e statisti da divano, non è certo facile decidere a quale degli studiosi contrapposti dare fiducia. Che quel ‘lasciamo parlare gli scienziati’ non è risolutivo perché la loro voce non è evidentemente unanime. E allora pensiero critico alla mano, ognuno ha messo insieme numeri, letto articoli, ascoltato interviste o confronti e, anche in relazione alle sue caratteristiche personali, si è fatto una sua idea: che va da chi pensa che si stia esagerando e che si tratti di poco più che un’influenza, a chi immagina scenari drammatici che meritano il saccheggio dei supermercati.

Da parte mia, secondo quanto ho messo insieme, il coronavirus in circa L’80% dei casi si risolve in un raffreddore, in un’influenza lieve e solo nel 20% può esplicarsi in una sindrome più grave che prevede un tasso di mortalità basso a piacere (ma più alto dell’influenza stagionale) e crescente in rapporto all’età e allo stato di salute. E che stante questa situazione sono state messe in atto una serie misure preventive volte, da un lato alla protezione dei più deboli, e dall’altro ad evitare che le strutture sanitarie collassino per la numerosità di casi contemporanei da gestire in costanza delle casistiche ordinarie.

Quello che ho capito io è che stiamo proteggendo soprattutto i più fragili, straordinari e ordinari (che in questi ci possiamo capitare tutti). Che è poi il solo modo per un paese civile di chiamarsi tale. Per questo, continuare a dire che i morti erano vecchi o malati per tranquillizzarci non ci fa onore, perché oltre a non rispettare il valore della persona, toglie valore a quanto che stiamo facendo come comunità.

In poche ore abbiamo capito, e qui tutti insieme, che in un battito di ciglia si può perdere tutto; quanto preziose siano le cose che diamo per scontate; che possiamo diventare noi quelli che nessuno vuole e, in tutto questo, quanto sia fondamentale la libertà. Ne avevamo bisogno. Come avevamo bisogno che qualcosa di così impattante ci spingesse a capire quanto sia fondamentale lavarci (almeno) le mani.

L’augurio è però che tutto si concluda presto. Perché, pur pregno di messaggi importanti per frenare la corsa folle della nostra società (che nel disegno di Roberto ci sta tutta!), non possiamo, credo, permettercelo a lungo.

Buona giornata!

5 comments

  1. In questi giorni gli stati d’animo sono molteplici. Fondamentalmente io credo che tutti noi abbiamo un po’ di paura. Cerchiamo di ragionare sui numeri e allora ci diciamo che è poco più di un’influenza. Fatto sta che al momento la nostra vita è cambiata. Niente cinema o teatri ma, soprattutto, quanti di noi rischiano di non poter partire? Ieri, passeggiando al parco, ho notato con piacere che in un giorno feriale c’era una marea di gente. Amici che passeggiavano in allegria, nonni con i passeggini. C’era chi faceva jogging e chi faceva ginnastica all’aria aperta. Ho avuto la sensazione che la gente gioisse di piccole cose, di piccoli gesti. Un saluto Bea

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      1. Essere tristi e negativi non aiuta nessuno, quindi, bisogna sempre trovare solo i lati positivi della vita. Un abbraccio Bea
        PS: se non sbaglio, anche tu seguivi Affy. Non abbiamo sue notizie da tempo e sono molto ma molto preoccupata a riguardo. Un suo amico era fotograffio ma non saprei dove rintracciarlo sul web. Fammi sapere ci terrei tantissimo Ciao

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