Corona virus – stare a casa

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Pare che in Cina, dopo un mese di convivenza forzata, ci sia stata un’impennata di separazioni. Visto che io per quella non ho avuto bisogno del coronavirus, questa esperienza di clausura me la godo (!) con il figlio diciottenne con cui mai avremmo pensato di tornare a passare tanto tempo insieme. In realtà entrambi abbiamo ognuno le nostre attività, lavoro e studio da remoto, e manteniamo con tutti i mezzi possibili (telefono, whatsapp, Skype…) le nostre relazioni sociali. Lui continua anche ad allenarsi, (io ho provato ma devo trovare qualcosa che faccia al caso mio) e si imbarca a fare anche la pasta fresca che ha visto fare al padre; io ho ripreso, con soddisfazione, la cura della casa, ogni giorno sistemo qualcosa, e ho ripreso a cucinare con un po’ più di gusto. E, più bella cosa di tutte, riusciamo anche a mangiare insieme a pranzo che, non in vacanza, l’ultima volta aveva meno di tre anni. Non nego che ci siano momenti in cui, nonostante ostenti la tranquillità che spetta ad un genitore, mi senta sola e impaurita ma se ho imparato qualcosa è che nella vita non si può scendere come da un treno. Che non ci si può addormentare e risvegliare quando tutto è passato. Che bisogna viversela ma con un’ importantissima opzione: possiamo scegliere come e soprattutto cosa vederci. Per il come, io ho deciso di vivermela bene, per il cosa vederci, ho deciso di vederci tante cose positive: per esempio, niente stress da traffico, più tempo a disposizione per fare le cose, potermi coccolare il figlio, vedermi un film o leggermi un libro, fare una telefonata, finito di lavorare, sdraiata sul letto e non in macchina nei ritagli. Ho contingentato i tg e le notizie perché non possiamo fare di più che seguire le regole e angosciarci senza soluzione di continuità non serve. A dire il vero che qualcuno resista a tutto questo, potendolo fare, è pura follia e anche un po’ da ‘stronzi’ (scusate il turpiloquio ma non ho trovato null’altro che esprimesse il concetto in modo pieno), non tanto pensando al beneficio personale e comunitario, quanto soprattutto pensando a chi è costretto a restare a casa a fronte della precarietà di un posto di lavoro, a chi lavora in proprio, a chi non ha rete, a chi ha nel cuore una doppia angoscia. Pensando a tutti i medici e al personale sanitario che non riposano da giorni e hanno sulle spalle la responsabilità di tanta vita e anche a tutti i malati e alle famiglie che oggi stanno soffrendo e a chi non può nemmeno salutare degnamente i propri cari, mamme, papà, zii (non vecchi con patologie pregresse). Detto ciò mi piace tanto quella frase apparsa a Milano su tanti post it colorati: ‘andrà tutto bene’. Sarà sicuramente così ma andrà ancora più bene, se passato questo momento, non lo dimenticheremo. Anche questa sarà una scelta. La più importante di tutte.

E con questo disegno Roberto è riuscito a commuovermi. E di questi giorni non si fa… mannaggia! 😘❤️

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