Sorellanza: il caso Sandra

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Negli ultimi tempi mi è capitato spesso di frequentare sorelle, non nel senso di suore ma di amiche sorelle fra loro. E devo dire che quel mio desiderio di averne una è addirittura cresciuto. Di fatto una non di sangue ma di cuore con cui cui ci siamo scelte fin da piccole e che per me è davvero irrinunciabile ne ho e ho molte amiche che reputo al pari di sorelle ma non è la stessa cosa. Che non è detto che sia meglio o peggio ma solo che stiamo parlando di qualcosa di diverso. Ho un fratello con cui sono cresciuta che ha reso speciali i miei momenti di felicità ma con cui non siamo mai riusciti a condividere in modo complice le fatiche della vita e che comunque fosse pure stato non sarebbe stata la stessa cosa. Tra sorelle c’è una complicità iniziata dalla nascita, c’è condivisione di parole, vestiti, scelte, amici e amori, preoccupazioni, momenti felici o meno e pure laddove non ci si prende, alla fine c’è un amore viscerale che prevale su tutto. Per alcune questo legame è esclusivo e non include, per altre è la base di una comunità in crescita e per altre ancora è semplicemente uno stato.
Ho conosciuto Sandra al mare dopo averne sentito tanto parlare da Carla, mia amica e sua sorella. Ma vi dico valeva davvero la pena conoscerla di persona. Sandra non è la sorella che tutti avremmo voluto avere, è la sorella che abbiamo fin dal momento che ce la presentano. Si cura che il viaggio sia stato buono, ti dice dove è meglio parcheggiare, ti anticipa pro e contro del luogo e della giornata, si preoccupa del troppo caldo, se hai la crema solare, se hai l’acqua. Che sembrerebbe troppo a rileggerlo e invece no. Perché la naturalezza con cui non si occupa di te ma ti vuole proprio bene da subito, è davvero un’esperienza sensoriale benefica che manco sedute di mindfulness ripetute nel tempo. Una creatura meravigliosa che incolla lo sguardo con i suoi occhi azzurri vivacissimi e i capelli argento che raccontano di una sua atavica volontà ad esaltare il naturale. Ma il bello che ho scoperto di Sandra, e che me l’ha resa unica ed inimitabile, è che si dona a tutti ed è sempre disponibile ma con un’eccezione. C’è infatti uno spazio temporale inaccessibile, se non alla madre novantenne che vive la stessa passione, che è, badate bene, il calcio ed in particolare la Lazio, sua squadra del cuore. Sentirla parlare di calcio e di quello che è capace di fare per non perdere una partita in tv, è bello quanto i racconti della sua umanità a tempo pieno, pure per me che sono della Roma. Storie di abbonamenti pluriennali, tablet e cellulari per mantenere il legame anche da fuori casa, pranzi a tempo (‘domenica venite pure ma alle 15 vi voglio tutti fuori!’).
Per i suoi sessanta anni, le sue sorelle, figli e nipoti, con la complicità della mamma, hanno organizzato una festa a sorpresa tenendo conto del calendario calcistico e chiedendole una cortesia per farla arrivare. E lei, sempre orientata agli altri e poco a sé, non si è accorta di nulla fino all’ultimo. Che è poi la migliore sintesi per descrivere questa meraviglia che emana il più bel messaggio di sempre, ovvero che per essere sorelle (e fratelli) del mondo non bisogna essere asceti e che, proprio per questo tutti, volendo, potremmo esserlo.
Ultima cosa: alla festa non è potuta mancare la coca cola che più che la sua bevanda preferita comincio a pensare sia davvero la sua pozione magica.
Buona giornata!

È la tenerezza del disegno appena giunto di Roberto, mi commuove.

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