Stato civile: libera

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Mi sono sposata l’11 settembre del 1998 (sono sempre stata avanti!), e ho divorziato in questi giorni a ridosso del diciannovesimo compleanno di Marco.
Ieri mattina, infatti, dopo 7 anni di separazione, c’è stato l’ultimo atto del mio matrimonio.
La notte prima non sono riuscita a chiudere occhio.
Mi sono resa conto, infatti, di aver dedicato a quel rapporto tanta energia, tanto tempo e tante riflessioni prima della separazione ma poi più nulla. Che a pensarci ora mi sembra impossibile per quanto ci ero dentro.
Mi sono resa conto che dopo la separazione per noi c’è stato spazio solo per l’indivisibile, nostro figlio, che è poi la cosa che ci è riuscita meglio.
Per il resto ognuno ha preso la sua strada senza più spendere neanche una parola per quel ‘noi’ nato dal desiderio di trovare un posto al sole, senza poi trovarlo. Su quel ‘noi’, da un giorno all’altro, è calato il silenzio.
Quando mi separai, un’amica, che c’era passata prima di me, mi disse che per tornare a stare bene ci sarebbero voluti anni. Almeno sei. Mi ricordo perfettamente quando esternò ‘sta cabala. Eravamo sedute ad un tavolino di un bar vicino a casa sua e mi prese male. Sei anni mi sembravano un’eternità e l’idea di doverne passare così tanti, stando male, non mi piaceva affatto.
Ad oggi ne sono passati sette. E a girarmi indietro, devo dare atto a quell’amica lì che effettivamente c’è stato bisogno di ogni singolo giorno di questi sette anni per mettere una distanza tra me e quel dolore, ma che, a dire il vero, non sono stati certo sette anni di totale sofferenza.
Per fare un bilancio, che in questi casi non si nega a nessuno, sono stati sicuramente anni impegnativi in cui ho dovuto ricostruirmi, per me e Marco, anche passando attraverso altre gioie e altri dolori. Anni in cui sono caduta e mi sono rialzata più volte. Ma anche anni in cui ho imparato a guardare avanti e a dirmi che ce la posso fare. Perché ce l’ho fatta più volte.
Oggi insieme abbiamo siglato la fine. Come insieme avevamo iniziato. Eravamo lontani ma sereni. In macchina abbiamo parlato di Marco e ci siamo detti quanto ne siamo orgogliosi. E solo per questo varrebbe la pena di ripercorrere ogni singolo passo. Perché il lieto fine a volte può non essere quello che uno si aspetta o ha sognato ma non è detto che non ci sia. E noi a modo nostro, seppure con tanta fatica, uno ne abbiamo avuto.
Che non è detto sarà il solo, che non è detto sarà l’ultimo.

Grazie Roberto per questo disegno che sa di arrivo e di fatica dolce.

One comment

  1. Le tue parole mi hanno lasciato un profondo senso di tristezza. Immagino la sofferenza di questi anni, immagino quanto sia stato dura anche per il tuo bambino ormai diciannovenne. Adesso devi guardare al tuo futuro per riacquistare serenità e gioia di vivere. Siamo madri ma anche donne. In bocca al lupo cara.

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