La pausa pranzo e il nostro tempo

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Dopo mesi, ieri sono uscita per pranzo durante la settimana. Dovevo fare una commissione e di ritorno mi sono data appuntamento, non lontano da casa, con un amico che è anche un collega. C’era il sole e ci siamo potuti sedere all’aperto in un posto come quelli che eravamo abituati a frequentare quando andavamo in ufficio che ti mangi un primo al volo. Abbiamo chiacchierato, riso e soprattutto ci siamo continuati a dire che dovevamo trovare il modo di farlo più spesso. Perché se è vero che lavorare da casa è un privilegio, e offre tutta una serie di vantaggi, il contatto umano diventa totalmente mediato da un video e dopo un po’ manca. E non poco. E tra le tante cose che ci siamo detti, seppure compresse nel poco tempo a disposizione, è che per vivere meglio questa situazione bisogna necessariamente cambiare qualche piccola abitudine quotidiana. Non farsi fagocitare dagli eventi e recuperare per se stessi quel tempo che in un’altra vita era nostro. La pausa pranzo ma anche quello, fa ridere a pensarci ora, che ci era necessario per andare al lavoro e tornare a casa. Che non sappiamo più che fine ha fatto. Riflessioni importanti impreziosite da uno gnocco davvero degno di nota. Che non è un complimento al mio amico ma a quello che abbiamo mangiato. 😃

A tale proposito, devo dire, che la mia convivenza con Rocky è miracolosa perché scandisce i tempi delle mie giornate obbligandomi ad uscire, a prendere aria e a riflettere. E che i cani invitino al pensiero non lo dico solo io; proprio ieri Renato infatti citava, in questo senso, il grande Pennac.* Ma, ovviamente, ci si può prendere il proprio tempo anche senza cane. Anzi si deve. Per noi, e non devo spiegarlo, e anche per il lavoro. Perché se qualcuno pensa che passare 12 ore senza alzare la testa sia produttivo, vuol dire che sono stati buttati a mare anni di evoluzione. Quello che osservo è che non ci è bastata la pandemia per capire che il nostro stile di vita compulsivo è suicida. E che invece di cogliere questo rallentamento come un’opportunità, stiamo cercando, come afflitti dalla sindrome di Stoccolma, nuovi stress quotidiani. E se è evidente che al nuovo bisogna adattarsi e che la discontinuità crea sempre momenti di smarrimento iniziale, quello che dico è che bisogna affrontarli in modo tonico e non subirli. Approfittare del nuovo che avanza per trovare un posto al sole, (che non è solo metafora) e non certo per restare all’ombra della nostra vita. Per capire che per stare bene bisogna vivere in equilibrio. Senza eccessi. Che è la cosa più facile da comprendere e più difficile da mettere in pratica. Ma anche l’unica che ci può salvare. E come dico spesso, vale in tutti i campi. Come persone e come comunità.

Buongiorno e provate a scendere per pranzo che fa bene a voi e anche all’economia del quartiere! 🤩 occhio che può indurre dipendenza!

E poi arriva Roberto con il suo disegnetto che è sempre capace di guardare oltre 🤩

  • ‘Uno crede di portare fuori il cane a fare pipì mezzogiorno e sera. Grave errore: sono i cani che ci invitano due volte al giorno alla meditazione’.

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