Sorrisi impliciti

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C’è un giardinetto vicino a casa. Non è un’area cani ma in molti ci vanno, chiudono il cancello e lasciano liberi dal guinzaglio i loro amici a quattro zampe. In genere ci stanno uno per volta, lasciando lo spazio dopo un po’ ad altri. Io non ci sono mai stata con Rocky, o meglio lì non l’ho mai lasciato libero, perché i cancelli hanno le sbarre larghe e ho paura che potrebbe scappare. Che quell’istinto, nonostante insieme stiamo bene, lui lo continua ad avere.
Ieri mattina molto presto, ci sono passata davanti. C’era un signore con un bellissimo cane grigio che sembrava di velluto. Appena ci ha visto, il signore è uscito fuori e mi ha chiesto se volessi entrare. Gli ho detto di no, di godersi lo spazio che noi avremmo fatto una passeggiata. A quel punto mi ha travolto con un fiume di parole e mi ha detto che il peluche lo aveva trascinato fuori dal letto, che era uscito ancora mezzo addormentato ed infatti come potevo vedere era in ciabatte. Che mi ringraziava di lasciargli il posto così poteva stare giù ancora un po’ perché, tra le altre cose, si era anche chiuso la porta alle spalle e non aveva preso le chiavi. Stavo per chiedergli se aveva bisogno di qualcosa, quando è arrivata una signora con un cane e lui ha ricominciato da capo. Lei, invece, voleva entrare ma lo tranquillizzava che la sua cucciola era una femmina e anche molto buona e che potevano restare entrambi. Lui visivamente rilassato, noto in quel momento con una felpa sul pigiama, le ha fatte entrare e poi chiudendo il cancello, rivolgendosi a me, con un tono di voce parecchio alto per l’ora, cercando conforto mi dice: ‘almeno passo giù un altro quarto d’ora e magari qualcuno a casa si sveglia’. Cerco nel repertorio qualche frase di circostanza per non lasciare nel vuoto la sua richiesta di solidarietà ma vuoi l’ora, vuoi che le conversazioni di strada mi imbarazzano, mi viene solo un sorriso. Lui di fronte al mio silenzio mi guarda, chiude il cancello, mi rivolta le spalle e neanche mi saluta. Cerco io di raggiungerlo con un saluto flebile ma è troppo tardi. Mentre mi chiedo perché abbia voluto ignorare il mio sorriso mi viene il lampo, lui da ‘scappato da casa’ stava pure senza mascherina ma io no. Io la portavo così come gli occhiali fotocromatici, scuriti dalla luce. Il mio sorriso non avrebbe neanche potuto immaginarlo. Mi dispiaccio ma poi scoppio a ridere da sola. Per lui in ciabatte trasformatosi in logorroico portiere del giardinetto, per la signora che si faceva seria garante della bontà del suo cane per entrare, e soprattutto per me con il mio sorriso ebete intrinseco che mi stavo pure a chiedere perché non fosse stato apprezzato. Perché la mascherina prima o poi la toglierò ma devo lavorare, seriamente, sul rincoglionimento. Perché su quello il vaccino non mi potrà aiutare. E a vedere tutta la scena, non sono l’unica a dovermene preoccupare.
Buona domenica!

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