Prendere le distanze

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Ieri sera parlando con un’amica è venuta fuori una potenziale bugia da parte di una terza persona. A lei aveva detto una cosa e io ero a conoscenza di una versione totalmente diversa, raccolta casualmente in una conversazione su tutt’altro oggetto. Una potenziale bugia, perché c’è sempre il caso che io possa aver capito male. Nonostante l’episodio in questione sia totalmente ininfluente per lo scorrere della mia vita, sono rimasta nel profondo della notte, con gli occhi sbarrati a pensarci. In realtà, il motivo dell’insonnia potrebbe essere colpa della cena abbondante, del vino che ha portato Raf ieri sera che mi ha dato alla testa o anche del gelato prima di mettermi a letto, ma non credo.

In questi ultimi mesi di vera catarsi, uno degli strumenti che più mi ha aiutato a cambiare e a mettermi in armonia col mondo, è stato imparare ad osservarmi da fuori e poi da dentro, sentendo la pancia. Ho capito le cause più profonde della mia attivazione, ho abbassato, grazie ad una tecnica molto efficace, il livello della mia reattività fini a sottrarmi. Io che per una vita ho sempre affrontato tutto, ho capito che tirarmi indietro, non solo non è disdicevole ma, nella maggior parte dei casi, funziona addirittura di più.

Per capirci meglio, e per venire al motivo della mia folgorazione di stanotte, le bugie e il tradimento sono tra le cose che ho più mal sopportato nella vita. La mia sensibile pancia me le ha sempre segnalate ma, vuoi per paura di scoprire la verità, vuoi per una maggiore reputazione della razionalità, l’ho messa a tacere o almeno ho tentato di farlo. Chiedendo spiegazioni, alzando tensioni, accettando di credere all’incredibile e poi ricominciando da capo. Un inferno. Questo finché, ho capito che le menzogne, le false verità e anche le omissioni, non sono, per alcune persone, strumenti messi in campo contro altri ma solo mezzi per assicurarsi la sopravvivenza. Cosa questa che non gli offre una giustificazione ma gli restituisce, al contrario, la responsabilità dell’agire. Eliminando, paradossalmente, per sopraggiunta inutilità, qualsiasi reazione da parte di chi vi si trovi ad averne a che fare. Qualsiasi reazione ad eccezione del prendere le distanze. Meglio se preventive. Perché se c’è sempre un buon motivo per dire balle, ce ne sono infiniti per evitare chi decide di dirle in modo sistematico. Perché è l’unica malattia i cui sintomi li scontano gli altri. E non esistono né cure, né vaccini. Buongiorno! ☀️

Il disegno è arrivato in ritardo ma è strepitoso!

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