Lampade dei desideri

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Settimana impegnativa. Il cuore c’è ma il fisico non gli va più dietro come prima. Che vuol dire, anche se mi dispiace ammetterlo, che mi stanco più facilmente. Quello che non è cambiato, è che se sento di dover fare qualcosa mi spingo fino al fine carica; quello che è cambiato è che succede prima. Prima di accettarlo ci ho messo un po’. Poi mi sono organizzata: seleziono meglio le cose da fare e soprattutto le pianifico. Meglio sarebbe dire, le distribuisco più larghe sull’asse temporale per evitare di soccombervi. Non ci rinuncio. Le addomestico. Che ho capito che l’unica, e questo in ogni cosa, è non distrarsi mai, mantenere sempre il governo. Tutt’al più condividerlo.
Gli ultimi due giorni ho lavorato senza soluzione di continuità per un numero di ore che mi vergogno a palesare. E meno male che Rocky mi obbliga a fare almeno parte delle sue pause. Che è l’unico in grado di farmi capire che, anche quando il tempo sembra poco per l’obiettivo che ci siamo dati o abbiamo davanti, staccare è un toccasana. E anche che non sono molto intelligente perché ogni volta mi sorprendo a pensarci. 😂
Ma ieri c’è stato anche altro che mi ha distolto e sorpreso. Mio padre ama trovare nei mercatini vecchie lampade da restaurare o oggetti destinati ad altro uso per realizzarne. Con lui i rapporti sono stati sempre tempestosi ma ultimamente siamo giunti ad un armistizio di fatto, senza parole. Che sono i migliori. Che ho capito che le parole, in certi contesti, sono sopravvalutate ed è meglio lasciare fare a sguardi, sorrisi e al fare insieme qualcosa che parlare. Ieri dunque, mentre cercavo di non soccombere allo tsunami lavorativo, mi ha chiamato mio padre per dirmi che stava per arrivare per portarmi una cosa. È arrivato e da una bella busta rossa ha tirato fuori un vecchio candelabro trasformato in una lampada da mettere sul mio comodino.
Bellissima in sé ma soprattutto perché piena del tempo che ha pensato a me mentre la metteva a posto. Che quando si dice che ‘è il pensiero che conta’ non vuol dire che non ha importanza il valore del dono (che quello anche vale soprattutto quando qualcuno toglie a sé per dare ad un altro) ma quello che quel dono vuole significare. Per quello che vuole dirci chi ci regala qualcosa. Come questo che è arrivato in un pomeriggio qualunque e mi ha ricordato che ci sono cose che non c’è bisogno neanche di accenderle per fare luce.
Buona fine settimana!

Sono convinta che Roberto, che tra le altre cose realizza delle cose bellissime con tanti materiali, sarà felice di lasciare il posto del disegnetto oggi al nuovo oggetto del mio ❤️.

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