Il buongiorno del 26 febbraio

Qualcuno mi faceva notare che non essere sempre in linea, non rispondere subito a un qualche stimolo di comunicazione scritta può essere oltre che una scelta, un’ottima scelta. Che questo essere sempre disposti al botta e risposta immediato o al confronto mediato da faccine a spiegare meglio i toni e le intenzioni, può essere rifiutato scientemente per dare maggiore valore allo scambio. Che rimandare il confronto ad un istante in cui sia possibile realizzarlo de visu può essere di maggiore soddisfazione. Posizione Interessante. Condivisibile. Anche vera.

Come è vero, però, che questo vale quando ci si conosce reciprocamente. In questo caso l’assenza di parole non imbarazza ed anzi è il termometro dell’armonia che si ha con l’altro. In tutti gli altri casi il silenzio che stronca un approccio o un flusso non parla e, se parla, allontana. E a volte è un peccato (a volte no!). Però voglio provare. Comincio con il ritardo del buongiorno di questa mattina. Un affettuoso buongiorno… in ritardo!

Ridere insieme

Ognuno di noi, quando pensa alla sintonia con l’altro, sa esattamente quali siano le caratteristiche che ritiene necessarie perché si concretizzi.
Per me la prima ed irrinunciabile è sicuramente ridere delle stesse cose.
Non ho amici, che ritengo tali, con cui non sia così. Lo stesso vale per i colleghi con cui lavoro meglio e anche e soprattutto per gli uomini che mi hanno conquistato.
Sono convinta che ridere avvicini le anime più che piangere. E sono altrettanto convinta che non ci sia nulla di più intimo e complice, nulla che ti faccia sentire più vicino a qualcuno che trovarsi in una situazione dove non sia opportuno ridere, guardarlo fisso negli occhi e sapere che in quel preciso istante sta pensando alla stessa cosa che ti mette allegria e pregustare il momento in cui sarà possibile verificarlo e sfogarla. Insieme.
Con un uomo c’è solo una cosa che forse, dico forse (!), conduce allo stesso livello di corrispondenza. In tutti gli altri casi non c’è. Ne sono certa.