Concetta

Questo mese tanti bei compleanni. 

Oggi è il compleanno ufficiale di Concetta. Ufficiale perché di fatto non nacque il 14 ma il 13 giugno di 50 anni fa, in casa, ed ebbe in regalo questo giorno dal padre che ne registrò l’esistenza con 24 ore di ritardo. Un giorno di anticipo sulla vita che non ha mai perso. Perché lei arriva sempre prima (a parte la mattina che continua a non riuscire a svegliarsi). Prima al punto da risultare spesso incompresa dal mondo di mediocri che la circonda. Mediocri che si illudono di essere migliori solo perché dalla parte privilegiata della barricata. Mediocri che si illudono. Punto. 

Perché una come lei non si rassegna. Una come lei resiste. Una come lei combatte: #finoallafine. E non ce n’è per nessuno.
Cara Conc fai bene a festeggiare. Ancora una volta stai solo portandoti avanti. 
Buon compleanno! ❤️

Il buongiorno del 2 ottobre

 Per quasi due anni ho scritto ogni mattina il buongiorno. Poi ho smesso. Per mancanza di tempo, forse, ma soprattutto perché il mio cervello ad un certo punto è stato travolto da altro. Dal nuovo. Si è rimesso in moto ad un livello diverso. E ha avuto, e forse ha ancora, necessità di un periodo di adattamento per ritrovarsi. Stamattina mi sono svegliata in questo albergo di provincia, su una statale che ha cominciato a prendere vita da qualche ora impedendomi di realizzare il desiderio di dormire un po’ di più e, dopo aver letto un po’, tra libri e documenti di lavoro,  mi sono detta che forse meritava condividere anche un momento come questo. 

Ultimamente mi capita più spesso di viaggiare per lavoro ma cerco sempre di fare tutto in giornata. Resto fuori solo per necessità vera e nel caso incastro tutto con il giorno che Marco sta con il padre. Anche perché quella sera a settimana infrasettimanale, due se ci passa pure il we, sono importantissime per recuperare. E ficcarci il lavoro non è una buona idea. Anche se amo questo lavoro. Anzi proprio per questo. 

Nel frattempo qua fuori c’è uno che urla al telefono che è uscito a parlare fuori dalla stanza perché la moglie sta dormendo e non vuole svegliarla. La sua delicatezza è stata colta da tutto il resto dell’albergo.

Stavolta è andata così, ho dormito una notte fuori, ma ho il we tutto per me e già sto pregustando di sistemare la lampada che si è rotta, di finire di stirare 5 cose, le stesse da mesi, che rimangono in fondo al cesto – perché finisce l’acqua del ferro e che ce la rimetti per due cose? – ed è tornata la loro stagione; fare la spesa e rallegrare la dispensa; andare dal parrucchiere che ogni volta che ci salutiamo è come se non ci vedessimo da mesi anzi senza come; se riesco, andare anche dall’estetista, ma figurati se trovo posto di sabato senza aver preso appuntamento; pianificare la settimana entrante; cucinare in anticipo e sistemare anche la posta del lavoro che non so quante mail sono riuscita a non leggere e sono perseguitata dall’ansiogeno warning ‘hai la casella di posta quasi piena’ da almeno due giorni. 

Fortunatamente il lunedì arriva presto. 

La felicità a volte non è nell’inizio ma nella fine. Anzi più spesso. 

Fuori e dentro

 

Ci sono giorni che quello che vedi fuori lo senti anche dentro. Se è bello diventa bellissimo ma se è brutto non trovi scampo. Per capirci oggi è uno di quei giorni. E fuori non è per nulla bello: è grigio, piove e non c’è nulla che non sembri tristissimo. È uno di quei giorni che vorrei prendere un treno ma non quello che ho preso, un altro. È uno di quei giorni in cui penso che starei bene altrove senza sapere bene dove questo altrove si trovi. È uno di quei giorni in cui mi domando se sia possibile ricominciare dal via senza passare per la prigione. È uno di quei giorni in cui voglio continuare a pensare che qualcosa di positivo ci sia sempre. Ed effettivamente c’è: finiscono. Pure giorni come questo finiscono.