Il buongiorno del 28 luglio

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Ieri al ritorno dal mare io e il figlio ci siamo trovati, dopo aver passato una giornata al sole, sotto una coltre plumbea di nuvole che rifletteva rosa sui palazzi e oro sulle loro finestre. Dico al figlio porgendogli il mio I-phone ‘Prendi il mio telefono, fai una foto, guarda che spettacolo’. E lui impegnato in un giochino sul suo e senza alzare gli occhi ‘Quale spettacolo? Quale telefono? Dove sta il tuo telefono?’. Gli do una bottarella per scuoterlo, si riprende dal torpore virtuale e mi fa contenta. Comincia a piovere fortissimo ed è la prima volta che mi capita con la macchina nuova. Mi rendo conto che non so azionare i tergicristalli. Che quel manuale che mi hanno dato e detto di leggere non l’ho mai aperto. Troppo tardi per pentirsi. Tocco tutto. Li accendo ma vanno lenti… Troppo lenti. Provo a guardare le indicazioni sulla leva per capire cosa fare. La leva è snodabile in 50 modi che azionano quelli davanti, quelli dietro e modulano le rispettive velocità. Mi è chiarissimo che le abbia progettate un uomo. Ha messo tutto insieme per non perdersi nulla ispirandosi, però, nella funzionalità al cubo di Rubik. Mi rendo conto, però, di come non sia affatto il momento per le battaglie di genere e che soprattutto non sia davvero il caso di guardare le istruzioni in movimento, devo guardare avanti. L’acqua scende a secchiate. Continuo a toccare tutto finché finalmente non partono con la velocità massima e mi rilasso. Saranno passati al massimo 10 secondi ma mi sono sembrati un’eternità. Mi accorgo che il figlio mi sta guardando attonito e mi dice ‘Pure questo di spettacolo niente male. Magari la prossima volta ti faccio un video!’.
Buongiorno senza parole!

Pictures don’t lie

Ho una mia teoria sulle foto che sentiamo ci rappresentino meglio di altre. Parlo, per capirci, di quelle in cui pensiamo di ‘essere venuti bene’ perché ci vediamo qualcosa di noi che non sempre viene colto. Escludendo quelle professionali e detto che una buona camera aiuta, credo con forza che le foto migliori siano quelle scattate da qualcuno che ci vuole bene davvero.
Almeno per me è così. Ed è facile per ognuno verificare se questa teoria abbia o meno un senso. Per quanto mi riguarda, ricordo perfettamente di chi sia lo scatto di ognuna delle mie foto preferite. Che sono poi quelle che sono riuscite a fissare, al di là dell’aspetto più o meno piacevole, il mio dentro attraverso uno sguardo o un sorriso. E la stessa cosa succede quando sono io a frizzare l’istante di qualcuno a cui voglio bene. Perché viene fuori esattamente come lo vedo. E le persone che amo sono tutte bellissime.
Le immagini non mentono, mi ha detto una volta un mio amico. È vero, ma non credo intendessimo la stessa cosa.

Il buongiorno del 27 gennaio

Ieri una compagna di liceo mette una foto su FB della classe e parte la nostalgia. C’è chi vorrebbe tornare indietro, chi guarda a quel momento come un bel ricordo ma sta bene dove sta, e poi chi, come me, vorrebbe continuare ad andare avanti, vedere tutto per poi farsi un altro giro godendosi il meglio.
Mi fa tenerezza quella Marussia nella foto. Una che aveva grandi sogni e riempiva il suo dentro non badando molto al fuori. Che non sapeva nulla della vita e aveva tanta voglia di crescere. Che non sapeva che, con il tempo, non avrebbe più frequentato l’amica del cuore con cui pensava avrebbe condiviso ogni giorno della sua esistenza e ogni suo segreto. Che non sapeva, al contrario, che altri in quella foto non l’avrebbero mai lasciata e avrebbero fatto parte, davvero, di tutto il suo futuro. Come non sapeva che quasi 30 anni dopo sarebbe esistito un non luogo in cui rincontrarsi, ultraquarantacinquenni, e provare tutti, senza distinzione, la sensazione di aver vissuto un’esperienza unica e indimenticabile.
Buongiorno ai miei compagni di scuola e ai miei compagni di vita!