Il buongiorno del 9 luglio

Ieri ho pranzato con una mia compagna di liceo che non vedevo tra 30 anni. Ci siamo sfiorate, più volte, in questo lungo periodo. L’ultima alla manifestazione Se non ora quando. Ma senza mai incontrarci. In questi casi il difficile è capire da dove cominciare a raccontare. Noi abbiamo cominciato dalla fine, da oggi. Risalendo, ogni tanto, per meglio spiegare un qualche percorso. Occhi negli occhi con una confidenza inalterata, non c’è stato mai un minuto di silenzio. Neanche davanti agli assai invitanti moscardini o allo spaghetto con le vongole. Il tempo è trascorso veloce. Troppo. Ed è quello il termometro del piacere del ritrovarsi. Dello stare insieme. Quando il tempo non basta.
L’ultima volta che ci eravamo viste era stato, probabilmente, alla cena del dopo maturità. Con tutta la vita ancora davanti. Ieri il bello è stato ritrovarsi con un bel pezzo di vita dietro ma con lo stesso entusiasmo di una volta nel guardare a quello che ancora ci aspetta. Non ultimi altri momenti, come questo, da condividere.
La domanda che ci è stata posta da coloro ai quali abbiamo entrambe raccontato l’incontro al ritorno, è stata univoca: ‘Ma come mai avete fatto passare 30 anni?’ La risposta non c’è. È successo. Non importa. L’importante è che – di questo siamo certe – non ne passeranno altri 30. Da rifare nella stessa formazione ma anche da estendere. Si raccolgono adesioni.
Buongiorno al passato buono, quello che quando torna siamo contenti!

Il buongiorno del 12 giugno

Ieri sono andata a trovare, all’ora di pranzo, una mia compagna di classe del liceo operata d’urgenza un paio di giorni fa’. Il liceo per me, anzi per noi, per tutta la classe, è stata un’esperienza intensa, importante. Ancora oggi, anche se tra vecchi compagni non ci vediamo quasi mai, c’è un filo sottile che ci lega tutti o quasi tutti. Un senso di appartenenza mai interrotto che nasce da una confidenza nata negli anni più belli e complicati dell’esistenza. Ogni tanto ci sentiamo anche grazie alle moderne piazze virtuali. E a prescindere dal mezzo, l’intimità, la carica affettiva è sempre la stessa. Quella carica affettiva che poi nel tempo è stata sempre più difficile trovare in altri.
Era almeno un anno che non ci vedevamo con lei ma in questi casi non importa. Ti viene spontaneo prenderle la mano, stringerla. Guardarla negli occhi e sorridere al pericolo scampato. Abbiamo colto l’occasione per aggiornarci sul punto della vita in cui siamo e alla fine ci siamo promesse di rivederci presto. Consapevoli che seppure il desiderio c’è, sarà poi difficile da realizzare. Ma non importa. I compagni di liceo, quelli che hai visto e ti hanno visto vomitare per la prima sbronza della tua vita, patire per un’interrogazione del De Franchi o del Chiappetta, dare il primo bacio o piangere per l’ennesima delusione amorosa, parlare con il cuore a mille nelle assemblee scolastiche, non hanno bisogno di vivere il quotidiano per esistere. Sai che ci sono. E ti basta.
Riprenditi presto Marina che magari stavolta la cena ci scappa davvero!

Il buongiorno del 26 marzo

Come spesso succede mi sono addormentata con la TV accesa e verso le 4 mi sono svegliata. Stavolta con Questo piccolo grande amore cantata da un giovanissimo e intenso Baglioni. Ed è stato subito Liceo. Gita. Chitarra. Calore sulle guance ed emozione per quel primo e lunghissimo bacio.
Ogni volta mi piace stupirmi di come una canzone sia capace di innescare la macchina del tempo e di riportare sulla pelle emozioni lontane. Ogni volta penso a quale potrà essere quella che accenderà un giorno questo presente. Ogni volta. Senza mai arrivare ad individuarla con certezza.
Chissà se perché solo il giorno dopo si riesce a guardare con maggiore chiarezza al giorno prima. O semplicemente perché ci sono certi piatti che sono più buoni il giorno dopo.
Buongiorno al passato che ritorna e anche a quello che fortunatamente non lo fa!