Il buongiorno del 15 settembre

Oggi inizia ufficialmente la scuola. C’è chi la inizia per la prima volta. Chi prosegue un corso di studi già avviato. Chi fa il salto. Chi quest’anno avrà gli esami di fine corso. Ognuno inizierà questa giornata con il suo anno davanti. Alcuni più sereni con tutti i compiti fatti. Altri meno. Ma tutti con quella indimenticabile emozione da primo giorno di scuola. In cui rivedi dopo un’estate i vecchi compagni che stenti a riconoscere oppure, lasciati i vecchi, conosci quelli che ti accompagneranno per un altro tratto di strada. C’è odore di gomma da cancellare, di carta di quaderni e libri, di zaini nuovi. Ci sono diari immacolati pronti a raccogliere i ricordi che verranno. C’è una aria frizzante piena di racconti estivi e di programmi invernali. C’è profumo di speranza e di futuro. Un brusio in attesa dell’apertura dei cancelli che, se ci penso, ancora mi risuona dolcemente nelle orecchie.
Il primo giorno di scuola, è un giorno speciale. E ogni anno mi commuovo. Quando è toccato a me di viverlo e ora che tocca a mio figlio, anche di più. Quando era piccolo perché era piccolo e ora che è più grande, perché non è più piccolo. E ogni anno c’è una scusa da trovare per quella lacrima. Che scende perché certamente segna la tacca di un anno che è passato e di uno che sta arrivando ma anche perché trovo indimenticabile quella sensazione adrenalinica di paura mista a curiosità nei confronti di quello scampolo di futuro che è un nuovo anno scolastico. E che, finita appunto la scuola, non è dato più di provare.
Oggi il mio più affettuoso buongiorno va a tutti i compagni con cui ho condiviso uno o più di quella ventina di primi giorni di scuola (ci metto anche l’Università!). Soprattutto a quelli che sono ancora nella mia vita. A quelli che non ho perso di vista. A quelli che non sono diventati un ricordo.
Perché se c’è una cosa più bella del primo giorno di scuola, è avere qualcuno, che l’ha vissuto con te, con cui poterci ripensare insieme anche a distanza di molti anni. Di moltissimi anni.
Agli altri ragazzi un grande, grandissimo in bocca al lupo!

Il buongiorno dell’11 settembre

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Tutti ricordano questa data per la tragedia dell’attentato alle Torri Gemelle. Io invece per il mio matrimonio. Che fu un venerdì di 16 anni fa. Un venerdì, certo, perché una come me, al detto che “Né di Venere, né di Marte non si sposa, non si parte né si da principio ad arte”, figurati se ci crede. Come anche all’altro, visto che piovve, che recita “Sposa bagnata, sposa fortunata”. Pure a credere a tutto, possiamo dire che noi siamo arrivati prima del più noto 11 settembre e che i detti si sono annullati. Come dire che, nel nostro caso, non c’è alcun dubbio che abbiamo fatto tutto da soli. Non ci sono influenze cosmiche a cui poter risalire che alleggeriscano, in qualche modo, il nostro fallimento.

Mentre scrivo mi rendo conto che ricordo ogni momento di quel giorno. E a rivederlo ora c’era già scritto tutto. Ma mi ci sono voluti anni per capirlo. Anni in cui abbiamo fatto anche cose belle. Un figlio ma, sono sicura, non solo. Ora non riesco a ricordarne neanche una, oltre a Marco. Detto che sarebbe sufficiente, sono sicura che prima o poi me ne torneranno in mente altre. Ci vuole tempo anche per questo. E in questa festa di luoghi comuni mi verrebbe da dire che l’unica é dare tempo al tempo. Anche se, secondo la mia esperienza, far trascorrere il tempo senza spenderlo non serve a nulla. E quindi farò, ancora una volta, a modo mio. Magari già l’anno prossimo riuscirò a rivedere l’album dei ricordi con un occhio più oggettivo. E visto che non si tratta di una speranza ma di un obiettivo, è anche facile che succeda.

Perché ogni storia merita di essere raccontata, prima di tutto a noi, con tutte le sue sfumature. Anche quelle che finiscono. Anche la nostra.

Buongiorno di pioggia. Anche quest’anno di pioggia.

Foto dal sito mirto e fiori d’arancio

Il buongiorno del 10 agosto

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Ieri sera mi sporgo dalla finestra per stendere il costume che ho lavato e che volevo riutilizzare oggi e vengo assalita dal profumo delle piante che tengo sul davanzale e risalgono intensi per le mie narici i profumi della menta, della salvia, del rosmarino e del basilico. Rimango così. Appoggiata con il busto sui vasi e il costume in mano a godermi questo momento. Chiudo gli occhi e aspiro più intensamente. È una sensazione meravigliosa. Vorrei farla durare di più ma sono al primo piano e per quanto tanta gente sia partita qualcuno a portare giù i cani c’è sempre e non so quale effetto potrebbe fare una signora in camicia da notte col sorriso ebete, semi svenuta sulle sue piante e con in mano un due pezzi sgocciolante. Al pensiero aggancio subito l’oggetto con le mollette al filo e mi ritiro.
Non ho sentito alcun odore per anni. Fino a quando, lo scorso settembre, ho trovato finalmente il coraggio di operarmi al setto nasale e si sono riaperte miracolosamente le porte del mondo dei profumi. E ovviamente, terribile contro partita, anche quello delle puzze (tema da sviscerare in altro e futuro post per non rovinare la magica atmosfera fin qui creata).
12 mesi di continue sorprese a solleticare pensieri, ricordi, immagini: i cornetti e il caffè della mattina, la terra bagnata delle giornate uggiose, il bagnoschiuma che ti dava di più, il sugo imbattibile di mia nonna, il fresco delle lenzuola asciugate all’aria leggera del paese, il profumo che usava il mio fidanzato ai tempi dell’Università, l’odore dell’ultimo mare e quello della mattina in città, il migliore per chi di questo si deve accontentare.
Si può sicuramente vivere senza odorato e a dire il vero non me ne sono mai neanche lamentata. Ma oggi che ho di nuovo questo dono, so che mi stavo perdendo qualcosa di straordinario.
Stasera avrò un altro costume da stendere e già pregusto il piacere.
Profumato buongiorno!