Il buongiorno del 20 dicembre

Ultimo giorno in ufficio prima delle ferie. L’atmosfera è quella del pre-vacanza scolastico. I saluti sono cominciati da ieri. Così come l’arrivo delle mail cariche di indirizzi in cui è facile riconoscere le variegate personalità dei mittenti. C’è chi, anche in questa occasione, non riesce a non copiare. Chi esibisce la sua cultura, chi approfitta per raccogliere fondi, chi vuole regalare una risata o anche solo un sorriso. E chi semplicemente vuole dire alle persone con cui divide il quotidiano che gli vuole bene. Da lunedì cominceranno ad arrivare anche gli sms. Per qualche giorno un gran traffico di parole e sentimenti. Bellissimo. Io comunque, cara Branka (così chiamerò la mia lettrice ideale) non sono ancora riuscita a finire di fare i regali 🙂 Buongiorno!

Lei

Oggi sono uscita dall’ufficio per una visita medica e tornando sono stata pesantemente insultata mentre ero ferma ad un semaforo da una donna in motorino che dopo avermi bussato al vetro del finestrino pretendeva mi stringessi a destra, più di quanto la strada strettissima permettesse, per farla passare. Lei che era a sinistra, ben oltre la mezzeria, contromano. Di solito non mi concedo mai all’alterco automobilistico: perché non so mai chi potrei trovarmi davanti ma soprattutto perché non so chi potrebbere trovarsi davanti l’altro se mi lasciassi prendere la mano. Oggi però mi è sembrato davvero troppo. Nonostante la pioggia ho tirato giù il finestrino e le ho indicato con determinazione la striscia bianca. Solo a quel punto la signora mi ha lanciato un sonoro “Lei è veramente una testa di c…o… non conosce il codice della strada… chissà come ha preso la patente”. Solo un secondo, poi l’ho guardata, ho chiuso le portiere (non si sa mai!) e mi sono messa a ridere di cuore. Silvio ormai vive dentro di noi: si dicono cazzate senza paura di essere smentiti, se qualcuno ci prova parte l’insulto e la macchina del fango ma il “Lei” è immancabile. Pure a Roma. Pure nell’era dello “YOU”.

Il buongiorno del 31 ottobre

Ci sono mattine in cui esci di casa per andare in ufficio confusa con i capelli ancora bagnati e non riesci a interrompere la staffetta delle lacrime che scorre lungo il viso. Ci sono mattine che ti sembra di aver sbagliato tutto e che non ci sia più tempo per riparare. Poi arrivano, nei modi più diversi, le voci di chi ti vuole bene che ti spronano, ti strapazzano, ti sollevano, ti fanno ridere. Poi spunta dal nulla qualcuno che non doveva neanche essere là ma che ti rendi conto avevi davvero voglia di vedere. E allora, solo allora, capisci che il mondo ti ama tanto quanto lo ami tu. E che soprattutto non c’è davvero ragione di uscire di casa con i capelli e soprattutto con gli occhi bagnati.