Il buongiorno del 19 settembre

Credo nelle sensazioni. E ho imparato più che a riconoscerle a tenerne conto. Fino a poco tempo fa, infatti, ho dato più importanza alle dichiarazioni che alle sensazioni. Pensando che le prime tradissero meno delle seconde. E mi sono accorta di quanto non sia affatto così. Non si può giudicare di pancia ma almeno mettere sullo stesso piano pancia e cervello sì, si può. E dare fiducia ai propri sensori può aiutare, spesso, ad evitare situazioni spiacevoli. Ma per dare fiducia ai sensori ci vuole coraggio. Ovviamente non parlo di fare come quelli che chiamano sensazioni i pregiudizi. Parlo di ascoltare chi ci è accanto e quello che ci dice con tutti i sensi, non solo con l’udito. Di mettere in discussione le parole che ci vengono dette, più di quello che proviamo. Non è facile. Non solo perché gli altri si camuffano. Ma anche perché ci sono parole di cui abbiamo bisogno e, in certi momenti, pur di sentircele dire siamo disposti a credere a chiunque. Soffocando con determinazione qualsiasi vocina cerchi di metterci in guardia. E questo non vale solo per l’amore. Vale per tutto.
Mettersi in ascolto completo all’inizio è più faticoso ma, man mano che ci si allena, diventa naturale. O meglio torna ad essere naturale. E riserva sempre sorprese. Anche bellissime. Perché le parole possono coincidere con i fatti e perché funziona anche al contrario. Silenzi o parole distanti possono nascondere tesori inaspettati.
Buongiorno a chi si sveglia presto e a chi lo fa con più comodo.

Il buongiorno del 29 agosto

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Ieri decidiamo di andare a visitare nel tardo pomeriggio Lecce e di concludere lì la giornata cenando da qualche parte. Ce la caviamo in una quarantina di minuti di macchina da dove siamo. Parcheggiamo, incontriamo il resto del gruppo ad una delle Porte che consente di accedere nel centro storico e cominciamo a passeggiare senza meta. Fin quando non ci troviamo nella Piazza del Duomo bellissima da togliere il fiato. In sé e per la sorpresa di trovarti davanti a qualcosa che non ti aspetti. Perché, mea culpa, di Lecce sapevo ben poco. Solo qualche riga letta da Carla in macchina che ci sembrava, a torto (e non poco), esaltasse un po’ troppo il patrimonio di una città che non non ci risultava rientrare tra le mete del classico circuito turistico italiano. Il tempo di cenare e poi di nuovo in giro e c’è ancora una sorpresa. Quella Piazza Sant’Oronzo in cui quel mix perfetto di segni straordinari di epoche storiche distanti ci riporta per un istante a casa.
Mi pervade una sensazione di strana felicità. Perché vivere in Italia è anche questo. Girare e trovare meraviglie ad ogni angolo che ti restituiscono il senso del bello. Che ti riempiono gli occhi e ancor di più l’anima. Un senso del bello che, poi in questo caso, non è rimasto ancorato al passato ma continua a produrre oggetti attraverso artisti locali pieni di creatività che riempiono le strade con bancarelle ma anche con negozi eleganti e pieni di stile. Un senso del bello che è anche tanta gioventù in giro per le strade. E tanta vita. Sono proprio contenta di non aver perso questa occasione che mi ha consentito di conoscere un altro pezzo di pregio del mio Paese ma anche e soprattutto di sorprendermi. Perché le sorprese, tutte, sono davvero il pezzo migliore dell’esistenza. Bisogna recuperare il concetto.
Buongiorno di belle sorprese!

La buonanotte del 6 aprile

La vita sa regalare molte sorprese. Negative o positive. Ci sono cose che succedono. Mi piace come lo dicono gli inglesi. It happens che in una traduzione letterale e maccheronica assomiglia a qualcosa che da appeso cade giù, per caso e senza avvisare. Succede. Se è bello va goduto. Se brutto va affrontato. Non esiste altra via. Al futuro si arriva vivendo tanti piccoli presenti goduti e affrontati. E per quanto riguarda le cose belle ho imparato a viverle nel presente senza pensare a cosa potrà succedere nel futuro. Perché non serve e soprattutto fa perdere l’unico tempo certo.
Il mio buongiorno è saltato per cose belle e la buonanotte ci sta molto meglio con i sogni d’oro!