Il buongiorno del 3 novembre

piumoneSto ancora sotto il piumone. Fine settimana sfidante e stamattina mi sono svegliata più tardi. Da un quarto d’ora mi ha raggiunto Marco che sentiva freddo. Di solito arriva bofonchia parole incomprensibili, mi si spalma addosso e si riaddormenta. Lui. Io, anche potessi, mai più. Perché ho scoperto che deve avere un numero di gomiti e di ginocchia superiori alla media. Altrimenti non si spiegherebbe come riesca a puntarmi un osso ovunque quando mi sta vicino. E più che farmi stare scomoda, mi fa realmente male. Senza contare che è cresciuto ed occupa spazio. A volte quando me lo ritrovo vicino penso a quando lo mettevo con me per allattarlo e avevo il terrore di addormentarmi e di schiacciarlo, tanto era piccolo. Ora quando si gira e rotea gli arti è un vero pericolo perché non ha ancora preso coscienza del cambiamento della sua fisicità e una sua bracciata può davvero cambiarmi l’avvio di giornata. Maldestra inconsapevolezza che manifesta anche quando ti stringe per abbracciarti o ti da un pugno per scherzo e rischia di lasciarti senza fiato. Tra poco dovrò svegliarlo e partirà la saga dei 5 minuti. La teoria che si oppone all’attimo fuggente. Quella che spinge il da farsi un po’ più in là di 5 minuti in 5 minuti. Finché non si arriva al tardi. E a volte non si ha più tempo. Quella, per capirci, per cui Marco riesce a non entrare in orario anche se si è svegliato un’ora prima e la scuola è dietro casa. Quella che uccide me e migliaia di altre mamme di felici adepti alla filosofia. Che ti fa sentire una rompiscatole a partire dalle 7 di mattina. Che ti fa partire già stanca da casa come se avessi fatto il tifo per 90 minuti, cantando inni, alla tua squadra del cuore. E che, soprattutto, ti fa sentire vecchia. Perché ti trovi dall’altra parte quando per anni sei stata tu quella nel letto che chiedeva pietà. Con il risultato di un avvio di giornata irreparabilmente compromesso.
Vado. Che abbia inizio la settimana!

Buongiorno al piumone che stamattina lascio davvero con tristezza!

 

Il disegno è come di consueto di Roberto Luciano

Il buongiorno del 18 settembre

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La mia giornata, come mi è già capitato di scrivere, inizia presto e senza sveglia. Generalmente alle 6. A volte molto prima. E non sono la sola. Ho scoperto che molte mie amiche si alzano all’alba e tra le 6 e le 7:30 capita spesso di scambiarci messaggi per aggiornarci, metterci d’accordo, allinearci. Noi, ‘Quelle dell’alba’. Durante la giornata sarebbe difficile per tutte e la sera dopo cena, se non si ha da fare, si crolla. Questo spazio prima del risveglio delle case, era libero e lo abbiamo occupato in espansione. In altri tempi mi sarei dannata al pensiero di non sfruttare tutto il tempo a disposizione per dormire. Oggi lo ritengo un regalo. Più tempo vigile a disposizione. Ieri ho pranzato con una collega/amica, che conosco da quasi vent’anni, e mi ha detto che anche lei si sveglia presto e quando le capita di svegliarsi ancora prima, anche lei occupa il tempo pensando o facendo cose che non ha avuto tempo di fare prima o anticipando i programmi. Con grande serenità cogliendo il senso e volgendo al positivo quella improvvisa assenza di sonno. Riflettevamo sul fatto che forse quando si arriva a metà della vita non si vuole più sprecare nulla. E sul fatto che con fatica abbiamo imparato nel tempo a vivere, finalmente, l’attimo fuggente. Qualche mese fa ho letto una frase di Confucio che ho molto amato ‘Tutti abbiamo due vite. La seconda inizia quando capiamo di averne una sola’.Io ci sono arrivata. La mia seconda ha avuto inizio.

Buongiorno alle mie amiche mattutine e a chi si sveglierà fra poco.

Il buongiorno del 29 giugno

Stamattina ho fatto colazione alle 4:30 e mi sono ricordata di quando capitava, una vita fa, di tirare fino a tardi e di prendersi un cappuccino e un cornetto prima di tornare a casa e andare finalmente a dormire. Succedeva una vita fa, forse due.
Oggi alle 4:30 mi ci sono svegliata. Mi succede sempre se ho programmato la sveglia presto che per paura di non svegliarmi comincio a fare le prove di apertura occhi con ore di anticipo. E soprattutto se il dovermi svegliare presto è legato ad un impegno del figlio.
Colazione a letto però, finestra alzata e fuori al buio il quartiere che ancora dorme. Ogni tanto senti arrivare da lontano una macchina ad interrompere un silenzio che non riconosci e ti sembra nuovo. Ogni tanto si sente anche il verso dolorante di qualche uccellino masochista che ha deciso di vivere in città. E ti trovi a pensare come sia davvero bello stare a letto e pensare di poterci stare ancora un po’. Senza la fretta di alzarsi. Senza dover correre. Nel fresco della mattina e delle lenzuola di cotone.
Alle 4:30 stanotte c’è chi sta per andare a dormire e chi si è appena svegliato. E ognuno nel suo pensa che l’altro sia folle. Pure se l’uno un giorno lo farà e l’altro l’ha fatto e se ne è dimenticato. La notte tace. Ci guarda e sorride. Perché lei comunque vada, ha vinto.
Fresco buongiorno!