Vedove non allegre

Nel giro di un solo anno, in situazioni molto diverse tra loro, ho conosciuto tre donne che hanno perso il proprio compagno. Tutte e tre inaspettatamente, proprio un attimo dopo che quella vita gli aveva regalato la magia che solo l’amore, nel suo momento più alto, può regalare. Lo struggimento che passa attraverso le loro parole, le loro immagini e i loro comportamenti, tocca delle profondità a me totalmente ignote. A me che ho sempre pensato di amare e di aver amato con tutta me stessa. E’ la stessa sensazione che ho provato assistendo ultimamente alla rappresentazione di “Romeo e Giulietta”. L’icona dell’amore eterno che ancora una volta passa inesorabilmente attraverso la morte. A guardarla in questo modo sembrerebbe proprio la morte a rendere immortale il sentimento cristallizzandolo nel suo momento migliore. E in questo senso storie, sulla carta così tristi, risulterebbero migliori di quelle che durano a lungo, ma si dissipano spesso nell’ordinarietà del quotidiano, perché mai potranno deludere. Questo se non ci fosse quel dolore che ti si attacca addosso quando senti parlare queste donne condannate a  non poter vivere il futuro della loro storia. Donne che senza indugio correrebbero volentieri il rischio di poter essere deluse.

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